Il traforo del Gran Sasso resta aperto. A poco più di 48 ore dal momento in cui era stata fissata la chiusura, Strada dei Parchi ha revocato la decisione annunciata negli scorsi giorni. Decisivi – come ha spiegato il vicepresidente della società concessionaria della A24 e A25, Mauro Fabris – gli “incontri di questi giorni” compreso quello odierno in procura a Teramo. Venerdì, ha aggiunto il numero due di Strada dei Parchi, “ci sarà un nuovo incontro con il ministero delle Infrastrutture per decidere i primi interventi da fare sull’acquifero”.

I gestori delle due tratte autostradali avevano deciso di chiudere il traforo alla mezzanotte del 19 maggio, rischiando di tagliare in due l’Abruzzo, per la possibile reiterazione del reato in vista del processo nel quale sono imputati i vertici insieme gli amministratori di Ruzzo Reti Spa, società pubblica del ciclo idrico integrato nel teramano, e dell’Istituto nazionale di fisica nucleare del Gran Sasso. La vicenda giudiziaria riguarda le “presunte interferenze tra i laboratori, le gallerie autostradali e il sistema di condutture delle acque con criticità mai sanate e con un rischio permanente per la salubrità delle acque” delle falde acquifere del massiccio, il più alto dell’Appennino, che servono circa 700mila cittadini abruzzesi. 

All’incontro in procura hanno partecipato, oltre ai magistrati titolari dell’inchiesta sul presunto inquinamento, il capo di Gabinetto del ministero Infrastrutture, Gino Scaccia, e il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. “Alla luce del colloquio, mi sentirei di rassicurare Strada dei Parchi che non esiste nessuna conseguenza nel tenere aperte le gallerie – aveva detto il governatore al termine del faccia a faccia – Ribadiamo che la chiusura è un atto assolutamente ingiustificato, una forzatura inutile che vedrà la nostra ferma reazione”. Scaccia aveva invece spiegato che Strada dei Parchi “si aspetta un atto di discarico di responsabilità che prima del processo nessuno può dare, non si può alterare l’ordine delle competenze”. “Possiamo e dobbiamo – aveva aggiunto – rassicurarli che, se si avviano immediatamente delle opere di riduzione e mitigazione del rischio, nessuno potrà imputare alcunché”.

“Domani mattina la concessionaria – ha annunciato il vicepresidente Fabris – depositerà una memoria in procura in cui, a tutela dei propri dirigenti e della stessa società, ribadirà quanto è stato fatto finora e quanto intende ulteriormente realizzare per la messa in sicurezza ai fini ambientali delle gallerie del Gran Sasso, almeno per quanto riguarda le proprie competenze”. Il tutto, ha concluso, “nell’attesa che il governo e il Parlamento confermino con decisioni conseguenti i provvedimenti, come la nomina di un commissario straordinario dotato di poteri e risorse adeguate per risolvere i problemi dell’acquifero del Gran Sasso che di certo non compete a Strada dei Parchi”.

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