È il primo a rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari Fabio Altitonante, il consigliere lombardo di FI arrestato nella maxi inchiesta della Dda milanese. E la sua è una difesa a tutto campo quella dell’ex sottosegretario forzista all’area Expo della Regione Lombardia. Il politico ha dichiarato di non aver ottenuto “soldi né come corruzione né come finanziamento illecito”. Per la difesa di Altitonante, sostenuta dall’avvocato Luigi Giuliano, non c’è “alcuna mazzetta da 20mila euro” e i 25mila euro contestati come finanziamento illecito “non erano riferiti alla sua campagna elettorale”, ma a quella di “un altro candidato”. Altitonante ha affermato che si è trattato di un “finanziamento regolare e dichiarato, ma non per me, per la campagna elettorale di Pietro Tatarella“, difeso dallo stesso legale. I 25mila euro, versati dall’imprenditore Daniele D’Alfonso (cui è contestata l’aggravante mafiosa, ndr), anche lui arrestato nell’inchiesta, sarebbero stati dichiarati nella campagna elettorale per le Politiche dello scorso anno del compagno di partito. E con quei soldi Tatarella avrebbe organizzato un evento di comici e avrebbe fatto anche un volantino nel quale, oltre al voto per lui, si promuoveva anche quello per Altitonante, che in quel momento era candidato alle Regionali.

Nell’imputazione sul finanziamento illecito viene contestato a D’Alfonso, Tatarella e Luigi Patimo, anche lui arrestato, di aver erogato ad Altitonante per le Regionali del marzo 2018 “un contributo economico di complessivi Euro 25.000,00 in assenza della prescritta delibera da parte dell’organo sociale competente e senza annotare l’elargizione nel bilancio d’esercizio”. Per la difesa, però, quei soldi erano entrati nella campagna elettorale di Tatarella, che era il “mandatario elettorale” di Altitonante. Per la campagna di Altitonante, tra l’altro, secondo la difesa, erano entrati oltre 70mila euro e ne sono avanzati circa 13mila euro e, dunque, sempre secondo la difesa, non si capisce perché Altitonante avrebbe dovuto richiedere illecitamente altri 25mila euro. Tra l’altro, Altitonante è anche accusato di corruzione per aver ricevuto da D’Alfonso 20mila euro “al fine di far ottenere il rilascio del permesso a costruire relativamente ad un immobile di proprietà della moglie di Patimo” (quest’ultimo è ex socio del sottosegretario leghista Armando Siri). Altitonante ha sostenuto, però, che non avrebbe fatto alcuna pressione per quella pratica edilizia (è indagato un dirigente comunale in questo capitolo), ma che il suo sarebbe stato solo un “mero interessamento” e che non avrebbe ricevuto mazzette.

Anche Patimo non è stato in silenzio davanti al gip. “Ha risposto a ciascuna delle domande del gip e riteniamo abbia chiarito la sua posizione rispetto a tutte le accuse. Ha respinto tutti gli addebiti e con dei documenti abbiamo consolidato le sue preteste di estraneità” fanno sapere i  i legali Francesco Paolo Sisto e Guido Alleva. Patimo, ai domiciliari per l’indagine che ha coinvolto alcuni politici di Forza Italia, è manager di Acciona Agua – azienda estranea all’inchiesta – è accusato di aver finanziato illecitamente proprio la campagna elettorale  di Altitonante. I legali, che ritengono eccessiva la misura cautelare, si sono riservati di presentare ulteriori documenti prima di chiedere la revoca dei domiciliari. “Ha espresso la sua assoluta estraneità, ha respinto le accuse, sui contenuti dell’interrogatorio non possiamo dire nulla in più”, chiosa il difensore e parlamentare Sisto. Intanto lunedì davanti agli inquirenti si presenterà il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, indagato per abuso d’ufficio. Alla domanda su cosa dirà il governatore ha risposto: “Lo dirò ai giudici semmai non a voi. Sono tranquillissimo”. Intanto salgono a tre gli imprenditori che hanno deciso di collaborare. Due hanno iniziato e un terzo viene ascoltato in queste ore dai pm.

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