Garlasco, la cartella “militare” e quei file “raccapriccianti” nel pc di Stasi: perché gli atti raccontano che fu Chiara Poggi a visionarli la sera prima di morire
La sera del 12 agosto 2007, poche ore prima di essere uccisa, Chiara Poggi vide file “raccapriccianti” nella cartella militare sul pc portatile di Alberto Stasi. Non è più soltanto un’ipotesi suggestiva, una congettura narrativa costruita negli anni attorno al delitto di Garlasco. È una ricostruzione che oggi trova una serie di convergenze tecniche, temporali e logiche dentro gli atti processuali, nelle consulenze informatiche e persino nelle parole dello stesso Stasi intercettato quattro giorni dopo l’omicidio.
Il punto centrale è uno: la cartella denominata “militare”, contenente materiale pornografico definito nelle motivazioni della sentenza d’appello come “raccapricciante”, esplorata da qualcuno proprio quella sera. Tutti gli elementi disponibili portano verso Chiara Poggi come la persona che, in quei minuti, stava utilizzando il pc portatile del fidanzato. Il FattoQuotidiano ha messo a confronto la consulenze informatica della parte civile e quella degli esperti nominati dai pm. La sequenza temporale è decisiva.
Chiara vide le foto in “completa autonomia”
La consulenza informatica della parte civile, firmata da Giovanni Bassetti, Fabio Falleti e Paolo Reale, ricostruisce che sul portatile di Stasi, tra le 21.59 e le 22.10 del 12 agosto, viene inserita e utilizzata la chiavetta Usb appartenente a Chiara Poggi. È un dato tecnico. Quella chiavetta viene usata per copiare le fotografie di Londra (dove l’allora studente era stato in viaggio e dove Chiara lo aveva raggiunto per qualche giorno, ndr). Subito dopo, vengono visualizzate immagini sul computer.
Gli stessi consulenti scrivono: “Il fatto che questa operazione non sia mai stata citata da Stasi, e che la chiavetta coinvolta fosse quella di proprietà di Chiara Poggi apre il quesito di determinare, se possibile, chi stesse utilizzando il pc portatile di Stasi in quel momento: Alberto Stasi, Chiara Poggi o entrambi”. Ma è la parte successiva della consulenza a stringere il cerchio. Gli esperti collegano infatti quell’attività al racconto fornito da Stasi sul suo rientro a casa per controllare il cane durante il temporale. E lo fanno attraverso un ulteriore riscontro: la testimonianza di una vicina, Travain, che riferì di aver visto un’Audi entrare nella via e di aver composto per errore il 118 alle 21:55:58, prima che l’auto ripartisse.
Scrivono i consulenti: “In base quindi alle dichiarazioni di Stasi circa modalità e tempi del suo rientro a casa per controllare il cane, esiste la concreta possibilità che l’operazione di inserimento della chiavetta avvenuta alle 21:59 e la visione di immagini immediatamente successiva siano avvenute in un momento in cui il pc portatile era nella disponibilità di Chiara Poggi in completa autonomia”. “In completa autonomia”. È l’espressione chiave. Perché colloca Chiara da sola davanti al computer proprio nei minuti in cui vengono esplorate le cartelle di immagini archiviate da Stasi. E qui entrano in scena i contenuti.
La consulenza della parte civile sostiene che “l’informazione acquisita in merito all’accesso alla cartella ‘militare’ consente di superare ogni valutazione soggettiva/probabilistica/comportamentale proposta dai periti nel 2009” e “conferma il dato già noto che Chiara Poggi, la sera del 12 agosto 2007 verso le ore 22, era intenta ad esplorare il contenuto delle cartelle di immagini contenute nel pc di Alberto Stasi”. Non genericamente il computer. Non casualmente qualche file. Ma “le cartelle di immagini”, compresa “la cartella contenente il copioso archivio di immagini pornografiche catalogate per genere dallo stesso”.
La difesa Stasi e il consulente della Procura di Pavia
La difesa di Stasi ha sempre sostenuto che i dati tecnici relativi alla cartella “militare” potessero dipendere da attività automatiche del sistema. Ma anche la consulenza dei pm di Pavia (La procura ritiene che sia Andrea Sempio l’assassino di Chiara Poggi), pur ridimensionando il significato di alcuni accessi, lascia aperto il nodo decisivo. Il professor Paolo Dal Checco spiega che l’aggiornamento rilevato potrebbe essere stato provocato da un semplice “hover”, cioè dal passaggio del cursore del mouse sopra la cartella. Tuttavia aggiunge subito dopo che questo “non basta per escludere che Chiara (o Alberto, in orario imprecisato ma dopo le 22 del giorno 12 agosto 2007) possa comunque aver fatto doppio click sulla cartella ‘militare’”.
Anzi, precisa che “rimane ancora aperto il nodo su cosa abbia innescato l’aggiornamento del Lnk della cartella ‘militare’, che potrebbe essere stato ‘attivato’ da un’apertura di almeno un file nel folder ‘militare’ avvenuta dopo le 22 della sera del 12 agosto”. Tradotto: l’esperto dei pm non certifica l’apertura della cartella, ma non la esclude. E soprattutto non scalfisce il dato fondamentale: dopo le 22 di quella sera qualcuno interagì con quel contenuto. A quel punto la domanda diventa inevitabile: chi?
L’intercettazione di Stasi
Ed è qui che torna decisivo un particolare rimasto per anni sullo sfondo, riportato alla luce dall’articolo di Selvaggia Lucarelli sul FattoQuotidiano. Quattro giorni dopo l’omicidio, mentre si trova in caserma con Stefania Cappa e pensa di non essere ascoltato, l’allora studente descrive l’ultima volta in cui aveva visto la fidanzata viva. Dice: “Io l’ho lasciata che stava benissimo. L’ho lasciata davanti a un computer…”. Una frase apparentemente marginale, in realtà significativa. Perché coincide perfettamente con la ricostruzione tecnica: Chiara al computer mentre Stasi si allontana per andare a controllare il suo dobermann durante il temporale. Esattamente lo scenario indicato dai consulenti della parte civile per spiegare l’utilizzo della chiavetta Usb e la successiva visualizzazione delle immagini.
I file della cartella militare
Così il quadro si completa. Chiara resta sola davanti al pc acceso di Alberto. Inserisce la sua chiavetta Usb. Copia le fotografie di Londra. Poi esplora le cartelle del computer. Tra queste c’è “militare”. Ed è nelle motivazioni della sentenza d’appello di condanna che il contenuto di quelle cartelle assume un peso enorme rispetto alla responsabilità, per ora accertata da una sentenza definitiva, di Stasi. I giudici scrivono che “da alcune di tali cartelle emerge l’interesse dell’imputato per alcuni ‘temi’ che inducono a riflettere”. Elencano “immagini di donne incinte riprese durante atti sessuali, di donne mature in pose pornografiche, di scarpe di donne fotografate all’insaputa dei soggetti che le calzavano, di orge o di rapporti indotti con la forza, anche di natura omosessuale, anche raccapriccianti, di foto erotiche di ragazzine”.
E ancora specificavano i giudici dell’appello bis che poi lo condannarono a 16 anni: “Tutti i giorni Stasi, prima di applicarsi alla stesura della tesi, visionava immagini pornografiche (così come il giorno dell’omicidio, per oltre 20 minuti), secondo un copione piuttosto ripetitivo”. Le motivazioni insistono su un punto molto preciso: una cosa è una pornografia condivisa all’interno della coppia, altro è scoprire aspetti segreti e disturbanti del partner. “Un conto sono erotismo o pornografia condivisi”, scrivono i giudici, “altro è venire a conoscenza di interessi del partner ‘segreti’, o di natura tale da non poter essere facilmente ‘digeriti’, ma al contrario molesti o dolorosi, o comunque idonei a porlo in una diversa luce, anche molto negativa”.
È pur vero che il giudice di primo grado ha sostenuto che Chiara era a conoscenza di questa “passione” del fidanzato per la pornografia, e che l’esistenza di riprese video relative a loro momenti intimi, nonché il contenuto erotico di talune conversazioni intercorse in chat nei giorni precedenti, quando Stasi era a Londra (in atti) sarebbero dimostrative di una “complicità di coppia” tale da indurre a ritenere che Chiara condividesse questa passione…”, ma per i magistrati “è cioè davvero difficile immaginare che Chiara potesse apprezzare il contenuto di alcune delle cartelle accuratamente nascoste e catalogate dal fidanzato, e ciò a prescindere dal fatto che la giovane le avesse viste – per caso o meno – proprio la sera del 12 agosto, quando Stasi era tornato a casa sua per pochi minuti, lasciando il computer acceso”.
“Proprio la sera del 12 agosto”
I giudici non lo affermano come certezza assoluta, ma inseriscono quella possibilità dentro una cornice logica potentissima: Chiara può avere scoperto materiale capace di mettere Stasi “in una diversa luce, anche molto negativa”. È qui che il movente – rimasto sullo sfondo delle sentenze che hanno aperto le porte del carcere di Bollate a Stasi – entra in contatto con la cronologia informatica. Le motivazioni descrivono “un ‘pregresso’ tra vittima e aggressore, tale da scatenare un comportamento violento”, parlano di “raptus omicida” e di un confronto cercato la mattina successiva “forse per ottenere o fornire spiegazioni verbali”. L’omicidio, secondo la Corte, nasce dentro “quel rapporto di intimità scatenante una emotività”. E allora la scena assume contorni sempre più definiti.
La sera del 12 agosto Chiara Poggi è rimasta sola davanti al computer del fidanzato. Ha navigato tra diverse cartelle delle immagini, probabilmente anche quelle contenenti il materiale pornografico valutato come raccapricciante, “accuratamente nascosto e catalogato”. Avrebbe aperto proprio la cartella “militare”. Di certo, secondo gli atti, qualcuno vi interagì dopo le 22. E di certo Stasi, quattro giorni dopo, ricordando quelle ultime ore, disse di aver lasciato Chiara “davanti a un computer” per andare a casa per controllare il suo cane. Tutto converge lì. A quella stanza. A quel pc acceso. A quelle immagini. A ciò che la 26enne, colpita con ferocia la mattina dopo, potrebbe avere visto poche ore prima di morire.
Nota dell’autore: l’orario visualizzato nella foto (ore 20) è espresso in formato UTC/GMT (Greenwich Mean Time). Come spiegano i consulenti informatici, per convertirlo nell’orario italiano del 12 agosto 2007 occorre aggiungere un’ora relativa al fuso orario italiano e un’ulteriore ora dovuta all’ora legale in vigore in quel periodo. Il dato corrisponde quindi alle ore 22 italiane.