A colloquio con Gratteri e Nicaso: il loro libro ‘Cartelli di sangue’ è un grande viaggio
La bella sala dell’auditorium Pandurera di Ferrara, che contiene fino a 480 persone, è praticamente piena in ogni ordine di posto. Si attende l’arrivo del procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri e del professor Antonio Nicaso, coautori del libro Cartelli di sangue (Mondadori), il ventiseiesimo di una proficua collaborazione che dura da vent’anni. L’atmosfera è carica di tensione positiva. Quando arrivano gli ospiti, circondati dalle stringenti misure di sicurezza, si percepisce l’importanza dell’evento e scatta un caloroso applauso.
Il libro è un grande viaggio, redatto con nitido stile documentaristico, attraverso luoghi e storie in cui il traffico di stupefacenti si è dipanato dalle piantagioni di coca del Sudamerica, trasformando vecchi gruppi guerriglieri di matrice marxista e rivoluzionaria in spietati criminali, man mano che la produzione di droghe, prima marijuana, poi eroina e cocaina, e poi fentanyl e altre droghe sintetiche, diventava un colossale affare miliardario internazionale, approdando negli Usa, nelle città d’Europa e d’Italia attraverso una ragnatela inestricabile. È contrassegnato da lotte sanguinose per il dominio sul traffico, in tutti i Paesi coinvolti, da parte delle leadership criminali, attraverso omicidi, tradimenti, corruzioni e collusioni con organi statali, purtroppo spesso deboli e collusi. Ma anche con il sacrificio della vita di tanti servitori dello Stato, poliziotti, giudici e giornalisti, vittime della spietata violenza dei narcos, insieme a moltitudini di civili innocenti.
Le mafie, nel lucido racconto, ricco di informazioni e puntuali documentazioni, dimostrano, oltre la tristemente nota spietatezza, un’incredibile capacità di innovazione organizzativa, tecnica, economica, logistica, informatica e finanziaria nonché una dimensione internazionale inusitata, tra tutte spicca la poliforme capacità imprenditoriale della ‘ndrangheta, che ha assunto un ruolo di primo piano di regolatore di molti mercati del traffico.
Gratteri è una miniera di conoscenza e competenza di questo enorme fenomeno: le mafie non sono folklore, non un problema di altri tempi o che non ci appartiene. Sono contemporanee, tecnologiche, capaci di muoversi nel web e nel dark web, nei sistemi di pagamento più sofisticati, nei meandri dell’economia e dei mercati finanziari. Per questo lo Stato non può consentirsi di restare indietro, deve affrontare il problema con una visione e una strategia, investendo in competenze, in ricerca, capacità di comprendere i cambiamenti ed anticiparli.
Antonio Nicaso ha insistito sulla dimensione culturale del problema. Arrestare i mafiosi è necessario ma non basta. Serve prevenzione, serva la scuola, serve un profondo lavoro sulle mentalità. Le mafie crescono dove trovano quiescenza, omertà, convenienze, solitudine e mancanza di alternative.
L’incontro ha avuto un seguito ancor più importante il giorno successivo. Gratteri e Nicaso hanno incontrato gli studenti, circa novecento, delle scuole medie di primo e secondo grado di Cento, che hanno lavorato sul loro testo “senza scorciatoie”. Un romanzo di formazione dedicato ai ragazzi che insegue fino all’ultimo minuto la possibilità di realizzare i propri sogni. Un progetto educativo del Comune di Cento nell’ambito dei programmi di educazione alla cittadinanza attiva e alla legalità. I ragazzi hanno intervistato Gratteri e Nicaso, si sono confrontati sui contenuti del testo. Un progetto concreto per portare nella scuola questi argomenti per costruire anticorpi che prevengano di fronte alla drammaticità e alla complessità delle dipendenze.
Nicola Gratteri, pertanto, non è solo un magistrato che da tutta la vita combatte la criminalità organizzata. Egli ci fornisce una lezione fondamentale: la legalità non si celebra solo nei convegni, ma si vive nelle scelte concrete quotidiane, nella politica, nell’economia, nella scuola, nelle famiglie e nella consapevolezza che di fronte a questi problemi non serve alzare le spalle e voltarsi dall’altra parte. Siamo tutti coinvolti.