Antimafia, scontro Li Gotti-De Luca: l’esposto del legale contro il procuratore di Caltanissetta arriva alla Prima Commissione del Csm
Potrebbe rischiare un trasferimento per incompatibilità ambientale o funzionale il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca. L’esposto dell’avvocato Luigi Li Gotti, depositato al Csm il 22 aprile scorso e rivelato dal Fatto Quotidiano, è ora sul tavolo della Prima commissione che deve valutare se De Luca abbia o meno assunto comportamenti “non dolosi” ma che appannano l’immagine di indipendenza e di imparzialità della magistratura. L’avvocato Li Gotti ha inviato un esposto in cui chiede al Csm di valutare se De Luca, durante le sue audizioni in commissione parlamentare Antimafia, sulle stragi Falcone e Borsellino, abbia commesso falsa testimonianza per omissione. Un’ipotesi di reato penale, dunque, che sarebbe di competenza della magistratura ordinaria. Ma, oltre a questa valutazione, la Prima commissione deve anche accertare se vi sia il presupposto per una istruttoria che porti alla proposta di trasferimento oppure di archiviazione da sottoporre al voto del plenum del Csm. Per ora non c’è stata alcuna valutazione perché l’esposto è stato appena trasmesso dal Comitato di presidenza in Prima, nonostante l’avesse ricevuto quasi tre settimane fa, segno che ci sono stati dubbi sul da farsi.
In quell’esposto l’avvocato Luigi Li Gotti, lo stesso che ne presentò uno alla procura di Roma sul caso Al Masri, ricorda che a proposito della “pista nera”, il procuratore nisseno ha detto che vale “zero tagliato” (audizione del 9 dicembre 2025). Nella successiva audizione, del 10 febbraio scorso, ha detto che è “aria fritta”. Ma, scrive Li Gotti, il procuratore De Luca “parrebbe essere incorso in una falsità per omissione, opposta allo zero tagliato e purissima aria fritta conclamati nella relazione” dato che “ha taciuto, impedendone la conoscenza alla Commissione antimafia, l’esistenza della richiesta di rinvio a giudizio, a sua firma”, ed accolta, “di Romeo Domenico, in concorso con l’ex parlamentare dell’Msi, Stefano Menicacci (avvocato di Stefano Delle Chiaie, poi deceduto, ndr)”, con l’accusa di false dichiarazioni ai pm con le aggravanti di aver mentito in un procedimento per strage e di voler agevolare Cosa nostra “impedendo il proficuo svolgimento” delle indagini sui rapporti tra la mafia “ed esponenti della estrema destra nel periodo antecedente e coevo alle stragi del 1992”.
Dunque, prosegue Li Gotti, “ha riferito di filoni infruttuosi di indagine e taciuto l’indagine conclusasi con la sua richiesta di rinvio a giudizio del 20 giugno 2024, con valutazione di ragionevole previsione di condanna. È a conoscenza dello scrivente, prosegue l’avvocato, che il processo è in corso, innanzi al Tribunale di Caltanissetta, essendo iniziato il 23 giugno 2025, con lo stralcio della posizione di Domenico Romeo, impedito per motivi di salute”. Li Gotti nell’esposto esprime la sua amarezza per il comportamento di De Luca davanti all’Antimafia: “Lo scrivente ha partecipato, quale difensore di Giovanni Brusca, a tutti i processi per strage in Sicilia e nel continente (Capaci, via D’Amelio, via dei Georgofili, via Palestro, San Giovanni in Laterano, Chiesa al Velabro). Lo sconcerto è massimo. Peraltro, l’audito Salvatore De Luca, ha concluso la sua audizione-relazione, il 14 aprile 2026, con le solenni parole: ‘Per quel che riguarda le istituzioni deviate o anche la pista nera, l’ho già detto più volte, può darsi, stiamo lavorando, ma allo stato non ci sono concreti elementi ostensibili di cui parlare. In ogni caso, l’accertamento di una partecipazione di istituzioni deviate o di destra eversiva non riguarderebbe la causale. Si troverebbero dei concorrenti esterni. Poi bisognerebbe capire qual è la causale di queste istituzioni deviate e di questi presunti estremisti eversivi della destra estrema. Bisognerebbe poi accertare perché c’è questo intervento e a che cosa tendono”. Commenta Li Gotti: “Non pare una conclusione coerente al dovere di fare conoscere tutto ciò che la Procura di Caltanissetta aveva l’onere di riferire nell’arco delle otto ore di relazione”.
Ora il Csm deve valutare il comportamento non doloso di De Luca anche in merito al linguaggio usato, nel suo ruolo di procuratore. Potrebbero anche essere valutati profili disciplinari, di competenza del Pg della Cassazione e del ministro della Giustizia dato che nel corso delle audizioni il procuratore, senza aver chiesto la secretazione, ha parlato a tratti anche di indagini ancora in corso, persino esternando giudizi su suoi indagati: gli ex magistrati Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli. De Luca aveva precedentemente anche inviato all’Antimafia intercettazioni coperte da segreto e penalmente irrilevanti fra Natoli e l’attuale senatore Roberto Scarpinato, ex Pg di Caltanissetta e Palermo ,che hanno portato al centro-destra a presentare una legge per escludere l’ex magistrato dall’Antimafia. Scarpinato a sua volta si è rivolto alla Corte costituzionale, che deve decidere se ammettere il suo ricorso per il comportamento della presidente Chiara Colosimo “e di altri” che hanno usato quelle intercettazioni senza l’autorizzazione del Senato. Scarpinato ha presentato in solitaria il ricorso poiché la maggioranza in Senato ha detto no al conflitto di attribuzioni da presentare alla Consulta.