Il 10 aprile è il più crudele dei giorni per i familiari delle 140 vittime del Moby Prince che da tutta Italia arrivano arrivano a Livorno per ricordare mogli, mariti, padri, madri, fratelli, sorelle, figli morti a bordo del traghetto diretto ad Olbia ed entrato in rotta collisione con la petroliera Agip Abruzzo. Era il 1991, il 10 aprile appunto. Sono passati 28 anni ma il dolore è sempre vivo, come racconta Patrizia Campus. A bordo del traghetto c’era suo marito, Alessandro Vacca, medico: “La vita mia e di mio figlio è stata distrutta”. “Mio padre lavorava in mare da quando aveva 14 anni” ricorda Nicola Rosetti, figlio di Sergio, macchinista del traghetto Moby Prince. Nella relazione finale della commissione d’inchiesta del Senato che per due anni ha lavorato sul disastro c’è scritto che la vita di Sergio Rosetti sarebbe durata ore. Rabbia, dolore, speranza. Ci sono le conclusioni della commissione d’inchiesta del Senato che ha ribaltato le sentenze dei tribunali che non avevano dato colpevoli, nuove inchieste penali, una causa civile contro lo Stato da parte dei familiari.

“Questo è un anniversario diverso – spiega Loris Rispoli, presidente dell’associazione dei familiari “140”, che sul Moby ha perso la sorella Liana – Con le conclusioni della Commissione siamo venuti a conoscere una parte importante della verità. Perché queste conclusioni aprono uno scenario diverso rispetto al lavoro della magistratura”. La Procura di Livorno e quella di Roma hanno aperto due fascicoli sul Moby Prince. “Siamo molto fiduciosi che il nuovo procuratore della Procura di Livorno Ettore Squillace Greco riesca finalmente a fare chiarezza sulle cause della tragedia – afferma Angelo Chessa, dell’associazione dei familiari ‘10 Aprile‘ – Soprattutto per quanto riguarda il fatto che i nostri familiari sono stati lasciati morire coscientemente“.

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