Cos’hanno in comune l’appello di Don Palmiro Prisutto della diocesi di Augusta in Sicilia che ho letto oggi su change.org e la notizia sul cuore del grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) che pompa sangue tossico? Apparentemente nulla. Anzi, si potrebbe pensare che io sia impazzito. In realtà sono intimamente legate, perché riportano entrambe l’attenzione sull’inquinamento da metalli pesanti nel mare e nel pesce che mangiamo.

Iniziamo dagli squali bianchi. Una ricerca apparsa sulla prestigiosa Marine Pollution Bulletin condotta da un’équipe internazionale ha preso in esame il sangue di 43 squali al largo del Sudafrica. Le analisi hanno rilevato un mix di mercurio, arsenico e piombo in concentrazioni tali da essere nocive sia per i pesci di grandi dimensioni che per gli esseri umani. I ricercatori hanno affermato che se il sangue degli squali bianchi è contaminato da sostanze tossiche, significa che gli inquinanti hanno invaso gran parte degli habitat marini.

Ma gli squali, grazie a particolari meccanismi fisiologici di protezione, possono attenuare gli effetti nocivi dei metalli pesanti. Gli esseri umani no. Mi sono occupato di questo problema nel mio libro Com’è profondo il mare (Chiarelettere), che racconta dell’inquinamento da metilmercurio e di come questo veleno in alte concentrazioni possa essere letale. Ovviamente gran parte di questi inquinanti finiscono in mare per sversamenti illeciti.

Mi capitarono tra le mani le carte della procura di Siracusa su un caso del 2003 denominato “Mare rosso”, avvenuto nell’area industriale di Augusta, Priolo e Melilli, in Sicilia. Vennero coinvolti tutti i vertici aziendali dello stabilimento Syndial (ex Enichem) accusati di associazione a delinquere, finalizzata al traffico illecito di ingenti quantità di rifiuti pericolosi contenenti mercurio. Il mercurio secondo l’accusa veniva sversato nei tombini di raccolta delle acque piovane e da lì finiva in mare. Un’altra via per liberarsi illegalmente dei rifiuti, stando alla Procura, era quella della falsa classificazione e dei falsi certificati di analisi; in questo caso lo smaltimento avveniva in discariche autorizzate, ma non idonee a raccogliere quel genere di rifiuti. L’inquinamento veniva anche dalla Montedison: la Procura di Siracusa stimò che il quantitativo di mercurio scaricato in mare tra il 1958 e il 1980 ammontava a circa cinquecento tonnellate! I dati che ho citato si rilevano dalle accuse della Procura e mostrano quali potevano essere i metodi di smaltimento, ma l’inchiesta terminò con una archiviazione per i vertici dell’azienda. Venne però dimostrato un danno alla salute per molte famiglie di Augusta, Priolo e Melilli e la Syndial le risarcì con 11 milioni di euro.  

Arriviamo, quindi, all’appello su change.org di Don Palmiro, che non ha bisogno di altri commenti. “Da quattro lunghissimi anni tengo una lista di nomi molto particolare: la lista dei morti di tumore di Augusta. In questa zona della Sicilia stiamo morendo; moriamo di puzza, moriamo di inquinamento, moriamo di tumore. L’incidenza del cancro qui è molto più alta della media nazionale e nonostante le nostre richieste di aiuto le istituzioni rimangono sorde ai nostri appelli e non ci resta che seppellire i nostri cari, i nostri fratelli, le nostre sorelle. Qui ad Augusta le aziende del petrolchimico da anni zittiscono i cittadini e ostacolano il confronto, il nostro diritto alla salute e a un ambiente più pulito. Ti chiedo a nome mio e di tutti quanti stanno soffrendo di unirti a questo appello, affinché le istituzioni finalmente si attivino per attuare una transizione ecologica in questo lembo di Sicilia e per migliorare il monitoraggio della qualità dell’aria”. Io ho cliccato sul suo appello, perché non lo fate anche voi?

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