Totò Riina ordinò l’omicidio dell’allora procuratore di Catania, Mario Busacca. I vertici della famiglia Santapaola si opposero. Lo sostiene Vincenzo Santapaola, figlio di Salvatore e nipote del capomafia Nitto, facendo spontanee dichiarazioni alla corte d’assise d’appello di Catania, che sta celebrando il processo per l’omicidio di Luigi Ilardo. Santapaola è imputato per l’assassinio del cugino del boss Giuseppe ‘Piddu’ Madonia, assassinato il 10 maggio 1996Cosa nostra aveva capito che Ilardo era un ‘confidente‘ , che aveva cominciato a collaborare col carabiniere Michele Riccio e che aveva intenzione di diventare formalmente un collaboratore di giustizia. Ilardo è l’uomo che nell’ottobre del 1995 conduce Riccio in un casolare nei pressi di Mezzojuso, in provincia di Palermo, dove incontrò Bernardo Provenzano: i carabinieri, però, non fecero scattare alcun blitz. Per questi fatti sono stati processati e assolti gli ex alti ufficiali dell’Arma Mario Mori e Mauro Obinu.

Secondo Santapaola l’ordine del capo dei capi di uccidere Busacca fu dato subito dopo le stragi a Capaci e in via D’Amelio.“Fu Natale Di Raimondo – ha detto Vincenzo Santapaola – a portare l’ordine da Palermo, ma io mi opposi perché eravamo contrari a delitti eclatanti. A Catania si poteva stare tranquilli”. La vicenda era già nota a magistrati e investigatori, ma non era ancora trapelata e rientra in quello allo scontro tra i falchi di Totò Riina e le colombe di Bernardo Provenzano sulla strategia militare di Cosa nostra. In quel periodo Nitto Santapaola si rifiutò di compiere omicidi eccellenti a Catania per non sollevare la reazione dello Stato sul territorio. Per questo il capo dei capi combinare  ‘uomo d’onore’ Santo Mazzei: per contrapporlo a Santapaola. In quell’occasione il gruppo di Monte Po si schierò con Riina e quindi, è la linea della difesa di Vincenzo Santapaola, “non potevano avere rapporti con loro e nessun incontro ci poteva essere per organizzare l’omicidio di Ilardo”, come sostiene l’accusa.

Per il delitto la procura generale ha chiesto la conferma della condanna di primo grado, emessa il 21 marzo del 2017: ergastolo ai capimafia Giuseppe Madonia e Vincenzo Santapaola, in qualità di mandanti, al boss Maurizio Zuccaro, come organizzatore, e a Orazio Benedetto Cocimano, come esecutore materiale. All’omicidio avrebbero preso parte anche Maurizio Signorino e Pietro Giuffrida, entrambi poi deceduti. Per lo stesso delitto il 19 maggio del 2014 il Gup di Catania, Sebastiano Fabio Di Giacomo Barbagallo, ha condannato, col rito abbreviato, a 13 anni e quattro mesi di reclusione, il boss ‘pentito’ Santo La Causa, che aveva organizzato dei sopralluoghi per compiere l’agguato ma che fu poi bypassato nella commissione del delitto che subì un’improvvisa accelerazione.