Gli esperti del Centro di recupero tartarughe marine della stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli l’hanno chiamata “Fortunella”. Lei è una tartaruga Caretta Caretta che aveva ingerito un cordone di un metro e mezzo, salvata da alcuni diportisti che qualche settimana fa l’hanno trovata poco distante da Capo Miseno, a nord di Napoli. L’animale era rimasto intrappolato in una lenza molto doppia che non gli consentiva di nuotare. Stava annegando. E’ stato notato e quindi recuperato, portato a riva, trasportato al Turtle point di Portici dove ha subìto un intervento chirurgico. Il cordone non aveva lesionato gli organi principali: adesso la tartaruga sta bene e attende di essere liberata. E’ questa solo una delle tante storie di tartarughe marine che rischiano di morire a causa dell’inquinamento marino e dell’eccessiva antropizzazione delle coste. “Al nostro centro arrivano in media 35 tartarughe ferite all’anno, che curiamo e restituiamo al mare. Oltre 50, invece, sono quelle che troviamo morte, sulle spiagge. I principali fattori che causano ferite o addirittura il decesso degli animali sono: pesca (reti a strascico, ami abbandonati in mare), inquinamento (plastiche), impatto con le imbarcazioni” spiega Sandra Hochscheid, responsabile del centro di recupero Tartarughe marine della stazione zoologica.

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