Mercoledì il premier Giuseppe Conte aveva anticipato che “se lo aspettava”. Oggi l’Istat ha confermato l’anticipazione e le previsioni della Banca d’Italia: nel quarto trimestre 2018, in base alle stime preliminari, il pil italiano è calato. La contrazione è stata dello 0,2% rispetto al periodo precedente. Si tratta del secondo trimestre in negativo dopo il -0,1% del periodo luglio-settembre. L’Italia è quindi tornata tecnicamente in recessione registrando il peggiore risultato da cinque anni a questa parte: per ritrovare un calo simile si deve risalire al quarto trimestre 2013. Il pil dell’Eurozona nel quarto trimestre è invece cresciuto dello 0,2%, come nel terzo.

Nell’intero 2018 il pil italiano corretto per gli effetti di calendario è aumentato dello 0,8%. La variazione annua stimata sui dati trimestrali grezzi è invece pari all’1% (nel 2018 vi sono state tre giornate lavorative in più rispetto al 2017). L’Eurozona anno su anno, stando ai dati Eurostat, cresce dell’1,8%. La frenata di fine 2018 “determina un ulteriore abbassamento del tasso di crescita tendenziale del Pil, che scende allo 0,1%, dallo 0,6% del trimestre precedente”, sottolinea l’Istat.

Inevitabile l’impatto sulla crescita attesa per il 2019: la crescita acquisita per l’anno in corso, quella cioè che si realizzerebbe se tutti i trimestri del 2019 registrassero una variazione del Pil pari a zero, scende a -0,2%. La previsione del governo a dicembre è stata rivista al ribasso da +1,5 a +1%. A gennaio Banca d’Italia e Fondo monetario internazionale hanno tagliato le proprie stime sul 2019 portandole a 0,6%.

Indagando le cause della contrazione, l’Istat scrive che la stima, “che ha natura provvisoria, riflette dal lato dell’offerta un netto peggioramento della congiuntura del settore industriale a cui si aggiunge un contributo negativo del settore agricolo, a fronte di un andamento stagnante delle attività terziarie”. La produzione industriale a novembre ha fatto registrare un calo del 2,6% soprattutto per effetto del crollo del 19,4% del settore autoDal lato della domanda, c’è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta.

Conte ha legato la frenata italiana al rallentamento di Cina e Germania. Berlino ha schivato la recessione archiviando il quarto trimestre in positivo ma stima di aver chiuso l’anno con una crescita calata all’1,5% dal 2,2% dei due anni precedenti e ieri ha quasi dimezzato la previsione di crescita per il 2019 portandola “prudenzialmente” da +1,8 a +1%. Bene invece la Spagna, che nel quarto trimestre ha visto crescere il pil dello 0,7%, più delle attese degli analisti. Su base annua, il Pil è cresciuto di 2,4%.