La Banca d’Italia ha tagliato la previsione di crescita del pil 2019 da +1 a +0,6%, portandola 0,4 punti sotto le stime del governo già riviste al ribasso a dicembre. Quanto al 2018, il bollettino economico di via Nazionale prevede che si chiuderà a +1% ma sottolinea: “Negli ultimi tre mesi del 2018 il Pil potrebbe essere ancora diminuito” dopo la flessione dello 0,1% registrata nel terzo trimestre. Il calo sarebbe avvenuto “a seguito della flessione della domanda interna”, mentre “sarebbe proseguito il recupero delle esportazioni“. Se questo scenario fosse confermato, l’Italia sarebbe tecnicamente in recessione, visto che avrebbe registrato due trimestri consecutivi di riduzione del prodotto interno lordo. In serata il vicepremier Luigi Di Maio ha commentato dicendo che si tratta di “stime apocalittiche” e ha aggiunto che si tratta di “quella stessa Bankitalia che ci ha lasciato le banche in queste condizioni perché non ha sorvegliato in questi anni”.

“Non è la prima volta che le stime di Bankitalia – ha sottolineato il leader M5s – poi non si rilevano fondate. Sono diversi anni che non ci prende. Solo è strano. Quando c’erano quelli di prima facevano stime al rialzo, ora al ribasso”. Palazzo Chigi, in una nota, ha aggiunto che “le ultime stime di Banca d’Italia sull’ultimo trimestre del 2018 e le prime previsioni per il 2019 indicano che l’impostazione di una manovra espansiva, sottolineata dal governo e sostenuta anche nel corso del negoziato con le istituzioni europee, mantiene tutta la sua validità“. “Il rallentamento economico che sta investendo tutto il continente europeo necessita di una risposta coraggiosa anche in Italia, rendendo particolarmente opportuno un rilancio della domanda interna, dei consumi e degli investimenti pubblici e privati”. “Siamo fiduciosi – continua la nota – nel fatto che le misure qualificanti del contratto di governo introdotte nella manovra, i 15 miliardi di investimenti aggiuntivi nel prossimo triennio e la profonda azione riformatrice intrapresa dal governo, volta a sbloccare l’enorme potenziale produttivo del Paese, assicureranno al Paese una crescita sostenuta”.

“Nel terzo trimestre giù investimenti e spesa famiglie” – Nei tre mesi estivi del 2018, ricorda Bankitalia nel bollettino pubblicato venerdì, il Pil è diminuito dello 0,1% sul periodo precedente, interrompendo l’espansione in atto da oltre un triennio – dal secondo trimestre del 2014 – soprattutto per la flessione degli investimenti (-1,1 per cento), “in particolare in beni strumentali, ma anche dal lieve calo della spesa delle famiglie“. Secondo via Nazionale “l’attività sarebbe rimasta pressoché stabile nei servizi e si sarebbe ridotta nell’industria in senso stretto” mentre “sarebbe aumentata marginalmente nel comparto edile”.

“A fine anno indicatori mostrano ulteriore contrazione”– E, secondo Bankitalia, in autunno l’attività stando alle informazioni finora disponibili “potrebbe essersi ulteriormente contratta“. “La debolezza dell’attuale fase ciclica è confermata dall’indicatore Ita-coin elaborato dalla Banca d’Italia, che negli ultimi mesi dello scorso anno è sceso su valori negativi”, e “segnali analoghi derivano anche dalla diminuzione degli indici dei responsabili degli acquisti delle imprese (PMI) e dal peggioramento degli indicatori della fiducia di imprese e consumatori, che rimangono tuttavia su valori relativamente elevati”.

Il Bollettino ricorda che le prospettive dell’economia mondiale stanno peggiorando e “sulle prospettive globali gravano i rischi relativi a un esito negativo del negoziato commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina, al possibile riacutizzarsi delle tensioni finanziarie nei paesi emergenti e alle modalità con le quali avrà luogo la Brexit“. Ma per l’Italia oltre ai fattori globali di incertezza i rischi al ribasso per la crescita sono legati “all’eventualità di un nuovo rialzo dei rendimenti sovrani, a un più rapido deterioramento delle condizioni di finanziamento del settore privato e a un ulteriore rallentamento della propensione a investire delle imprese. Un più accentuato rientro delle tensioni sui rendimenti dei titoli di Stato potrebbe invece favorire ritmi di crescita più elevati”.

Per il 2020 e 2021, invece, “le proiezioni centrali della crescita – prosegue il documento – sono dello 0,9 e dell’1%, rispettivamente”, ma “i rischi per la crescita sono al ribasso”.