Vecchi vitalizi trasformati in pensioni da ricalcolare in base al sistema contributivo, ovvero in base ai contributi versati in passato da ogni singolo politico. Un emendamento alla legge di Stabilità in discussione in commissione al Senato prevede la novità per tutte le Regioni. E in Lombardia il consiglio regionale ha deciso di adeguarsi in anticipo, votando all’unanimità un emendamento al bilancio 2019-2021 approvato al Pirellone. “La Lombardia è la prima Regione ad approvare un provvedimento in linea con quanto previsto dalla legge di Stabilità”, dice il consigliere Dario Violi del M5S, primo firmatario della norma che consentirà agli uffici tecnici di avviare il ricalcolo degli assegni, in modo da rispettare i tempi che verranno previsti dal Parlamento nazionale, a meno di eventuali stralci.

Il tema è da sempre uno dei cavalli di battaglia del M5S, tanto che il vicepremier Luigi Di Maio nelle ultime settimane l’ha rilanciato più volte dopo la riduzione dei vitalizi di Camera e Senato: “Tempi di magra si prospettano per quei nababbi degli ex consiglieri regionali che da anni campano di vitalizio sulle nostre spalle”, ha scritto per esempio su Facebook a inizio novembre commentando l’emendamento in fase di approvazione che, a fronte di un mancato ricalcolo contributivo dei vitalizi da parte delle Regioni, prevede un blocco dei trasferimenti dallo Stato per pagarli. Una misura per ritoccare al ribasso gli assegni di 3.500 ex politici regionali, con un taglio previsto attorno al 40% sull’attuale costo complessivo che, secondo il “Quinto rapporto sul Bilancio del sistema previdenziale italiano” a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, nel 2016 è stato di 157 milioni di euro. Di questi, 6,4 milioni sono imputabili a Regione Lombardia, che ora farà da apripista: entro aprile 2019, prevede infatti l’emendamento del Pirellone, “i vitalizi già in essere, in favore di coloro che abbiano ricoperto la carica di presidente della Regione, di consigliere regionale o di assessore regionale sono rideterminati secondo il metodo del calcolo contributivo o altro metodo che tenga conto della contribuzione effettivamente versata”.

La riduzione dei costi per le casse regionali non sono ancora stati quantificati. Bisognerà dunque attendere i conti degli uffici tecnici per capire di quanto il risparmio si discosterà rispetto a quello di circa 700mila euro all’anno ottenuto con il taglio ai vitalizi attualmente in vigore. In Lombardia, infatti, mentre i vitalizi sono stati aboliti con una legge regionale del 2011, per quelli in essere erano già state introdotte riduzioni valide fino a fine 2018, rinnovate per altri cinque anni appena tre settimane fa. Tagli, in questo caso applicati con criteri di progressività e in base alle diverse soglie di reddito, già oggetto di molti ricorsi: sono attualmente 58 quelli pendenti presentati da ex consiglieri lombardi che si appellano al rispetto della Costituzione. Questione da cui non sarà al riparo neppure la nuova norma.

Di un emendamento analogo a quello appena approvato al Pirellone si è parlato in questi giorni anche tra i consiglieri regionali del Lazio, che già nello scorso maggio avevano reintrodotto per cinque anni un contributo di solidarietà a valere sugli assegni degli ex politici, scaduto a fine 2017: “Risorse stimate complessivamente in circa 12,5 milioni – aveva spiegato il governatore Nicola Zingaretti – da investire nell’abbattimento delle liste e dei tempi d’attesa e per favorire l’ammodernamento tecnologico delle attrezzature e strumentazioni sanitarie e informatiche di aziende sanitarie e ospedali”. A misure analoghe sono arrivate anche altre Regioni. Ultima l’Abruzzo, il cui consiglio regionale a fine novembre ha approvato all’unanimità un taglio dei vitalizi in essere che va dal 9 al 25 per cento, per gli assegni mensili superiori a 1.500 euro.

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