Questi sono giorni di protesta contro il ddl 735 di Pillon e altri firmatari. Il ddl parla di affido condiviso immaginando un diritto di famiglia stravolto da imposizioni autoritarie e rigidità impossibili da accettare.

Per discutere delle criticità del ddl 735 ho voluto incontrare Marino Maglietta, prima studente di giurisprudenza, poi di Scienze matematiche, fisiche e naturali, restando all’Università come docente di fisica dello stato solido nella facoltà di ingegneria. Dopo alcuni anni lui riprende a interessarsi di diritto, confronta le nostre leggi in tema di diritto di famiglia con quelle di altri Paesi e decide di lavorare per riscrivere alcune norme. Dal 1993 studia e affronta la questione in termini tecnici per poi arrivare ad una prima proposta nel 1994. Sarà solo nel 2006 che vedrà accolto il suo progetto con la Legge 54/2006 sull’affidamento condiviso. Andrà avanti con ulteriori proposte a migliorare la legge esistente e anche adesso è presente, “condividendo integralmente gli obiettivi in questa materia del Contratto di Governo, ma praticamente nulla delle modalità e dei contenuti adottati dal ddl 735”.

La discussione tra me e Marino Maglietta è stata molto tecnica, tentando di capire perché il ddl 735 sia inaccettabile e quali potrebbero invece essere le alternative. Entrando nel merito della discussione lui ragiona su ogni dettaglio per raccontare la sua diversa prospettiva e per spiegare il perché, secondo lui, molte tra le tante critiche al ddl sbaglierebbero il tiro.

A seguire un estratto della discussione:

(…) Andiamo al cuore del problema. Il ddl 735 sull’affido condiviso è molto diverso dalla proposta di cui io e te avevamo parlato in passato e che è stata presentata dal deputato Bonafede (M5s) una legislatura fa. Vorrei capire assieme a te quali sono le criticità di questo ddl secondo il tuo punto di vista.
Il ddl 735 ha il merito di avere sollevato un problema reale: la disapplicazione della legge 54/2006; ma ha anche creato un grosso equivoco. Ha enunciato di voler raggiungere obiettivi sani e in precedenza già condivisi da tutti e poi, trattando la materia in modo completamente distorto, oltre che tecnicamente fallimentare, ha provocato reazioni di pancia che, in modo poco meditato e scomposto, hanno travolto gli obiettivi stessi, per cui si è finito per rifiutare tutto, ignorando le differenze. Non ti sei accorta che si parla solo del ddl 735, come se non avesse alternative?

Vuoi spiegarti meglio? Anzitutto, perché dici che gli obiettivi erano già condivisi?
Perché già la legge 54/2006 prevede che il rapporto con i genitori debba essere equilibrato, che entrambi i genitori si debbano prendere concretamente cura dei figli e che il mantenimento di regola sia diretto. Non certo collocazione prevalente, diritto di visita e assegno. E quel testo ebbe un solo voto contrario. La magistratura, invece, con il prevalente gradimento dell’avvocatura, si è inventata una prassi deviata, fedele al vecchio modello monogenitoriale costringendo il Parlamento a cercare nuovi interventi riparativi, sui quali tuttavia la politica era disponibile all’accordo.

Ma no, le separazioni sono per il 90% consensuali e con quei contenuti! Sono i genitori stessi a volerli.
Prima cosa il diritto alla bigenitorialità è dei figli, e non è alienabile, cioè i genitori non hanno titolo per sopprimerlo. In secondo luogo è chiaro che se in tribunale si distribuiscono moduli che propongono prassi distorte, se il tuo stesso avvocato ti dice che non si può ottenere nulla di diverso e che se si insiste si rischia una condanna alle spese, non si può che firmare! Non le chiamerei “consensuali”…

Non ti sembra di essere dogmatico quanto i tuoi avversari? Non ammetti che è solo la tua opinione che si tratti di “prassi distorte”?
Veramente sono in ottima compagnia, la più significativa: quella dei diretti interessati! Ti rammento cosa dichiarò in Senato l’associazione Figli x i figli prendendo posizione sul ddl 957 della XVI Legislatura: “Consideriamo del tutto irrinunciabile che: si permetta ai figli di avere davvero un rapporto “equilibrato e continuativo” con entrambi i genitori, cancellando la stravagante figura (in un sistema che si vuol definire bigenitoriale) del genitore collocatario, e ammettendo di conseguenza una frequentazione mediamente bilanciata, con pari opportunità per noi figli di rapportarci con l’uno e l’altro genitore, e il doppio riferimento abitativo attraverso la doppia domiciliazione”. E ancora: “E si pensa veramente che ci faccia piacere passare il pomeriggio presso il padre o la madre e poi, quando arriva l’ora di cena, essere cacciati in macchina e riportati nell’altra casa, invece che restare lì a dormire e andare a scuola la mattina dopo partendo da lì? Spezzarci le giornate, negarci la possibilità di finire un compito o un discorso, o anche dover lasciare a mezzo il cartone animato perché ci si deve frettolosamente rivestire per tornare al campo base, è nel nostro interesse? Questo non è uno ‘sballottamento’?”

Per leggere l’intervista integrale vai sul blog di Abbatto i Muri.