Todos lo saben. Sì è così, tutti lo sanno che l’argentino Ricardo Darìn è il più famoso attore cinematografico sudamericano contemporaneo. Un eccesso di ottimismo? Può essere, perché nel Belpaese il co-protagonista del nuovo film di Asghar Farhadi ma anche il protagonista dell’ottimo Il Presidente del suo connazionale Santiago Mitre (nelle sale italiane da una settimana, da non perdere) è purtroppo ancora confinato a una notorietà ristretta, quasi una “limited edition” per pochi intenditori, se non addirittura cinephile.

E pensare che il 61enne da Buenos Aires e dagli occhi indimenticabili (basta ricordare il quasi eponimico Il segreto dei suoi occhi di Jose Maria Campanella, premio Oscar come miglior film straniero nel 2010) tiene molto alle sue origini italiane “il mio cognome Da-rin viene dal Veneto, i miei bisnonni erano del Cadore” precisa nella nostra lingua con una certa soddisfazione. Dotato di autentica simpatia e spontanea attitudine alla complicità, Darin in Argentina è un vero divo, quasi un “divino” al pari della coppia Bardem-Cruz in terra iberico-hollywoodiana.

In Tutti lo sanno del cineasta iraniano che ha aperto il Festival di Cannes e da giovedì 8 novembre sarà nelle sale, veste i panni di Alejandro, il marito argentino della spagnola Laura (Cruz), che accorre in soccorso della moglie occasionalmente nella campagna madrilena quando un’emergenza la manda in tilt l’armonia famigliare e della comunità locale. Con almeno un centinaio di film interpretati (fra cui diversi di successo anche in Italia come Nove regine, XXY, Cosa piove dal cielo? e Storie pazzesche), Darin è stato un volto storico anche di alcune telenovelas, dove ha iniziato a comparire addirittura da 16enne. Ma forse non si aspettava di recitare per un iraniano, benché del calibro del doppio premio Oscar Farhadi. Ma nonostante le difficoltà linguistiche (il regista iraniano non parla altro che il farsi…) e di cultura Ricardo e Asghar si sono immediatamente riconosciuti sotto il segno di Bergman. “Perché lui è un regista bergmaniano e io stavo per l’appunto a teatro con Scene da un matrimonio… ci siamo subito intesi”. E tanto Darin ha imparato dall’esperienza su questo set così denso di “ibericità ma non di meno farhadiano”.

“Vi confesso un segreto. Pur ammettendo lui stesso di essere un control freak, Asghar usa un metodo di preparazione per i suoi film che non ho mai visto altrove. La sua attenzione al dettaglio ultraminimalista rasenta la microbiologia! Mi ha raccontato che per alcuni film, non in questo in particolare, ha accompagnato gli attori nei mercatini dell’usato facendo loro scegliere cinque cose – solo cinque – che a loro avviso devono caratterizzare il personaggio che andranno a rappresentare. Tutto questo prima di ogni conversazione sul film. Le portano a casa e poi ne discutono: da quel momento nascono i personaggi di Asghar. E per me Asghar è un maestro vero”.

Sublime nella sua ironia, che spesso infonde nei character, Darin conosce il potenziale dei suoi occhi, chiarissimi e magnetici. “Il cinema ha dato grandi chance ai miei ojos – scherza – che finalmente ho sdoganato dopo le mie prime tournè teatrali dove è il resto del corpo a dare il massimo. Nel cinema invece, se dai il massimo fisicamente, sei già in overacting, chiaramente ad eccezione di alcuni ruoli” Una verità così ovvia ma da rimarcare sempre, ed uno dei grandi distinguo fra la recitazione teatrale e quella cinematografica. Parola del señor Darin, Ricardo per gli amici.