Silvio Berlusconi ci ha messo pure la faccia, convinto da Michaela Biancofiore a prolungare le sue vacanze curative a Merano, ma non è bastato. In Provincia di Bolzano Forza Italia ha preso l’1,7%, il 3 nella città capoluogo dove la Lega ha sfondato arrivando quasi al 30 per cento. E in Trentino non è andata meglio: 2,8% all’interno di una coalizione di centrodestra dominata sempre dai salviniani. Numeri che fanno male e inevitabilmente lasciano strascichi. I big non parlano, nemmeno il vicepresidente del partito, Antonio Tajani. Giovanni Toti non parla dal palco di piazza Navona, come Nanni Moretti nel 2002, ma il suo commento su Facebook è identico alla contestazione lanciata dal regista ai vertici dell’Ulivo ormai 16 anni fa: “Con questa classe dirigente che continua a far finta di nulla non vinceremo mai più“. Al Governatore della Liguria rispondono Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini: “Ha scelto di farsi notare per le critiche al nostro partito” e “non si risolvono i problemi giocando allo scarica barile“.

La dimostrazione che tra gli azzurri i nervi sono tesi. L’Adnkronos racconta di un Berlusconi amareggiato, preoccupato per un partito costretto a rincorre sempre Matteo Salvini. La Biancofiore, coordinatrice regionale del Trentino Alto Adige, ha rimesso il suo mandato nelle mani del leader. Ma intanto alcuni all’interno di Forza Italia esprimo malumori e chiedono un profondo rinnovamento per non finire definitivamente fagocitati dalla Lega, come di fatto successo a Trento e Bolzano.

Chi parla apertamente è proprio Toti: “Forza Italia a Bolzano è stata votata da un elettore e mezzo su cento, a Trento da due elettori e mezzo su cento. Temo che non sia un campanello d’allarme, credo che sia la sirena di uno tsunami che potrebbe travolgerci nelle prossime competizioni elettorali e lo dico da tempo”. Così parla il presidente della Regione Liguria. “I nostri elettori – sostiene – non hanno capito il nostro gridare allo spread come salvatori della patria dopo aver detto tutta la vita che era un imbroglio. Non hanno capito il nostro dibattito sulla legge di stabilità, il denunciare il 2,4% di deficit, invece di dibattere su come il 2,4% sarà speso”.

Il prossimo maggio ci saranno le Europee e Toti, analizzando il voto Trentino, aggiunge: “Dopo aver detto per anni che volevamo cambiare l’Europa oggi Fi si prepara a schierarsi con i difensori più ortodossi di quell’Europa che volevamo cambiare. Temo che con questa classe dirigente non vinceremo più se non cambieremo totalmente l’impostazione”. Poi su Facebook ribadisce il concetto: “Se la classe dirigente di Fi non si sveglierà, non ricorrerà a primarie aperte, non si allargherà alle liste civiche, non tornerà a ragionare sulla linea politica e sull’Europa, non vinceremo più”.

“Toti cita Nanni Moretti quando disse ‘con questi dirigenti non vinceremo più’. Ma potrebbe anche citare ‘Ecce Bombo‘, opera che al regista riuscì certo meglio dei Girotondi, dove il protagonista si domanda: ‘Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente?'”. Così replica la vice presidente della Camera Carfagna in una nota. “Il governatore della Liguria ha scelto di farsi notare per le critiche al nostro partito – continua la deputata – oggi la Lega al governo è in luna di miele con gli elettori, ha spazi di azione e di visibilità che noi di Forza Italia non possiamo avere. Avremmo potuto metterci in scia, accomodarci e approfittare della bolla di consenso di cui gode questo esecutivo, ma avremmo tradito noi stessi e le nostre idee”.

Attacca anche la capogruppo Gelmini:  “Certo, l’uno per cento a Bolzano brucia, ma, caro Toti, non si risolvono i problemi di Forza Italia giocando allo scarica barile. Quando in una famiglia c’è qualcosa che non va, le responsabilità vanno condivise“. Per la deputata azzurra deve “avere il coraggio di stare dentro l’Europa, proprio oggi quando la sua difesa è tanto più importante quanto difficile, per cambiarla in profondità, fuggendo dalla tentazione di chi invece sembra scappare in cerca di una poltrona nella casa di Salvini”. “Al contrario occorre incalzare la Lega quando cede con troppa facilità alla politica dei Cinquestelle sulle materie economiche”, conclude Gelmini. Il dibattito in vista delle urne di maggio 2019 è aperto e in Forza Italia la continua avanzata di Salvini fa paura.