Mentre l’inquinamento atmosferico causato dai trasporti continua a crescere in Europa e Bruxelles indaga su Bmw, Daimler e Volkswagen con l’accusa di aver eluso investimenti in tecnologie pulite, il Parlamento di Strasburgo si prepara a esprimersi sul tema delle emissioni delle auto. Il voto, in programma per il 3 ottobre è considerato cruciale e dall’esito per nulla scontato: in ballo infatti non ci sono solo le politiche di mobilità, ma anche la qualità ambientale e il contrasto ai cambiamenti climatici che vedono le emissioni dei trasporti tra le cause principali, la salute dei cittadini (430mila ogni anno i decessi in Europa per l’aria inquinata), ma anche il futuro dell’industria automobilistica e la competitività delle economie europee.

Un testo ambizioso ma in bilico – Il testo che arriverà in aula il 3 ottobre è quello votato il 10 settembre dalla commissione Ambiente dell’Europarlamento, che ha rivisto al rialzo la debole proposta della Commissione Ue: obbligo per le case automobilistiche di ridurre le emissioni delle nuove auto del 20% entro il 2025 e del 45% entro il 2030 (contro il 30% proposto dall’esecutivo Juncker), con penali per quelle inadempienti. L’industria dovrà anche fare in modo che entro il 2030 il 40% delle vendite di veicoli sia rappresentata da auto a basse e zero emissioni. Entro il 2025 si dovrà raggiungere almeno il 20%. I parlamentari europei della commissione Ambiente hanno chiesto poi che dal 2023 siano operativi nuovi test per misurare le emissioni di Co2 in reali contesti di guida, e non in condizioni di laboratorio lontane da quelle delle strade. Alla Commissione si chiede anche entro la fine del 2019 di introdurre un sistema di etichettatura, che permetta ai consumatori di confrontare le auto in base a consumi e potenziale inquinante. Si prevede impegno anche sul fronte del ricollocamento e formazione di coloro che perderanno il lavoro in seguito alla transizione della mobilità, e supporto all’industria europea di batterie per le auto elettriche.

Conservatori contrari, incognita Lega – Se questo è il testo ambizioso licenziato dalla commissione Ambiente, in aula il pericolo di imboscate e agguati è altissimo, a partire proprio dagli obiettivi di riduzione della Co2. Mentre l’associazione europea dei produttori di veicoli (Acea) si batte per “target realistici”, si temono tentativi di annacquare il testo: “Ci sono spinte molto forti per riavvicinarlo al provvedimento iniziale della Commissione, o addirittura per portare gli obiettivi al di sotto dei livelli proposti dall’esecutivo di Bruxelles”, spiega a ilfattoquotidiano.it l’eurodeputata Eleonora Evi (M5s), relatrice ombra del testo. A rischio anche la misura che prevede penali per le case automobilistiche che non si adeguano ai target, così come quella che introduce test per misurare la Co2 emessa in condizioni di guida reali. “La spinta più forte arriva dai gruppi popolari, conservatori e liberali, prevalentemente dell’Est Europa, ma anche tedeschi. I socialdemocratici dovrebbero votare a favore a supporto della relatrice della legge Miriam Dalli, iscritta allo stesso gruppo”. E la Lega? “In commissione Ambiente non siedono suoi rappresentanti, ma ci auguriamo voti a favore, non fosse altro per gli impegni sul fronte della mobilità elettrica presi nel contratto di governo a livello italiano”.

Gli ambientalisti scrivono agli eurodeputati – Le maggiori associazioni ambientaliste hanno inviato agli europarlamentari italiani una lettera in cui si chiede di sostenere il testo votato in commissione Ambiente, resistendo alle lobby dell’industria automobilistica ed evitando negoziazioni al ribasso. “Vogliamo auto a zero emissioni sulle nostre strade! Questo è ciò che tutti insieme stiamo chiedendo ai nostri rappresentanti al Parlamento europeo. Ne beneficeranno il clima, la società, l’economia italiana e soprattutto la salute e la qualità della vita di tutti. Una transizione che non possiamo più rimandare. I tempi sono tecnologicamente maturi, la domanda fortemente presente. I politici facciano ora la loro parte”, sintetizza Veronica Aneris, rappresentante nazionale della federazione europea Transport&Environment (T&E).

Meno emissioni, meno morti, più competitività – Nell’ambito dell’accordo di Parigi per il clima, per mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi l’Europa si è impegnata a ridurre le proprie emissioni almeno del 40% entro il 2030, ma senza una forte spinta sul fronte dei trasporti, sarà difficile realizzare l’obiettivo: “Se l’Europa intende onorare gli impegni, la vendita di auto a benzina, a gasolio e delle ibride convenzionali dovrà finire entro il 2028”, aggiungono da Greenpeace. Puntare su auto a zero emissioni consentirebbe anche di diminuire morti (1.400 decessi in meno solo in Italia nel 2050 secondo un recente studio realizzato da T&E con altre organizzazioni) e malattie (2mila casi di cancro ai polmoni e quasi 13mila di bronchite cronica evitati nel nostro Paese al 2050) grazie a un forte miglioramento della qualità dell’aria. Ma il voto del 3 ottobre, evidenzia la lettera degli ambientalisti agli eurodeputati, avrebbe anche un grande valore economico per l’Europa, la cui posizione di leadership dell’industria automobilistica è meno al sicuro rispetto al passato per l’offensiva ecologica della Cina: quest’ultima, che “ha già introdotto target obbligatori per la vendita di veicoli a zero emissioni, domina la scena dell’elettromobilità. Le principali case automobilistiche europee hanno assicurato alla Cina 21 miliardi di euro di investimenti in auto elettriche, sette volte di più di quanto hanno investito a casa loro, qui, in Europa”.