Un “pasticcio”, lo chiama, causato dal governo precedente che ha “scritto malissimo una norma fondamentale bocciata dalla Corte costituzionale su input della Regione Veneto”. Ma nel mirino mette anche il correttivo voluto da M5s e Lega al Senato, che “è stato anche peggio”. Per Filippo Nogarin, sindaco M5s di Livorno, la querelle relativa al congelamento fino al 2020 dei finanziamenti per 96 città dedicati alle periferie va “risolta immediatamente”.

Con un post su Facebook, rilanciato con l’invito a fare presto su Twitter, il primo cittadino della città toscana spiega che “in questi giorni sto facendo avanti e indietro da Roma per provare a risolvere la questione del finanziamento del bando periferie” stoppato nel Milleproroghe. Fondi, dice, “troppo importanti per Livorno” perché “necessari ad abbattere e ricostruire la Chiccaia” e “a ristrutturare e rendere di nuovo fruibile una parte delle Terme del Corallo“, oltre alla riqualificazione del piazzale della stazione e a finanziare progetti di mobilità sostenibile. “Necessari per trasformare il volto della nostra città”, sintetizza.

“Facciamo un minimo di chiarezza – argomenta Nogarin – La responsabilità di questo pasticcio è tutta del governo precedente che ha scritto male una norma fondamentale. Infatti è bastato che una regione, il Veneto, la impugnasse davanti alla Corte costituzionale per far saltare il banco e compromettere il lavoro fatto da centinaia di Comuni per presentare i progetti. Ora si sta provando a porre rimedio a tutto questo pasticcio. E io non smetterò di fare avanti e indietro da Roma finché questa vicenda non sarà risolta e il finanziamento del bando periferie garantito”.

Sotto accusa da parte dell’Anci, del Pd (che però lo ha votato, Renzi compreso, assieme alla maggioranza) e di decine di sindaci c’è il provvedimento approvato il 7 agosto al Senato e che aspetta il via libera della Camera in autunno: se da un lato si prevede lo sblocco degli investimenti per gli enti virtuosi, dall’altra si congelano fino al 2020 i finanziamenti per 96 tra città e aree metropolitane per trasferirli ad un’altra cassa. Per questo, i sindaci interessati hanno quindi minacciato di diffidare la presidenza del Consiglio.
Ad essere bloccata nello specifico è la seconda tranche del Piano periferie istituito dai governi Renzi e Gentiloni che prevedeva in totale 2,1 miliardi di finanziamenti dallo Stato e, come ricostruito dal Sole 24 ore, “con effetti potenziali calcolati in 3,9 miliardi di cofinanziamenti”. Le prime 24 convenzioni erano state firmate il 6 marzo 2017, mentre le altre 96 a fine 2017. Proprio queste ultime sono state bloccate, almeno fino al 2020. Si prevede quindi di dirottare i fondi (140 milioni nel 2018, 320 nel 2019, 350 nel 2020 e 220 nel 2021) in un Fondo cassa che serva per “per favorire gli investimenti delle città metropolitane, delle Province e dei Comuni, da realizzare attraverso l’utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti”.