Cancelliamo il termine Terra dei fuochi!” Ha tuonato il presidente De Luca in difesa delle pummarole campane giusto mentre l’ennesimo immane rogo di rifiuti speciali avvelenava per l’ennesimo giorno la mia Terra di Caivano. Ma cosa è realmente la terra dei fuochi in Campania, e quindi, in tutta Italia? E’ “Terra dei rifiuti speciali senza impianti, senza controllo e con licenza di uccidere” (gli uomini e non le pummarole), da circa trenta anni.

“E’ una psicosi” dichiarava il presidente della Commissione per il controllo ed il monitoraggio dei rifiuti speciali in Campania, impropriamente denominata “Terra dei Fuochi” , eppure la Campania continua imperterrita a restare a zero come impianti finali a norma favorendo quindi il rogo degli impianti di stoccaggio saturi (che potremmo più correttamente definire impianti di “giro bolla” dei rifiuti speciali?) a causa della assenza totale di impianti finali.

Siamo obbligati a patteggiare il “turismo dei rifiuti tossici” assicurando laute mazzette ai funzionari regionali (e di partito) incaricati delle trattative come ha dimostrato Fanpage. In questi giorni a Mariglianella si muore dalla puzza di cancerogeni certi . Un incendio doloso il 18 luglio 1995 (Agrimonda) ha causato il rogo di circa seimila tonnellate di pesticidi e fitofarmaci cancerogeni. Dopo oltre 23 anni di percolamento tossico di potentissimi cancerogeni, stante la impossibilità di bonifica per l’assenza totale di qualunque tipo di impianto di discarica finale a norma intraregionale, a costi più che triplicati il trasferimento negli impianti finali di Brescia è stato bloccato perché la natura Cer dei rifiuti tossici esportati li ha fatti respingere dagli impianti finali di Brescia, la vera Terra dei Fuochi del terzo millennio.

Nel bresciano oggi, rispetto ai nostri 25 milioni di tonnellate di rifiuti tossici stimati e presenti nelle viscere delle nostre terre dagli anni 90, sono già “legalmente” tombati oltre 75 milioni di tonnellate di rifiuti speciali e tossici mai controllati efficacemente grazie al “giro bolla” cartaceo ed alla assenza di tracciabilità satellitare. Le acque della Campania sono state certificate pesantemente inquinate da Ispra sin dal 2012 ma il relativo libro sembra non sia mai stato letto da nessuno degli scienziati e funzionari responsabili regionali. Le pummarole sono state declarate sane in megaconvegni ma non una sola parola è stata spesa sulla situazione delle acque in Terra dei Fuochi tranne che dalla Magistratura inquirente.

Su Il Mattino del 22 giugno compariva ironicamente in prima pagina “Prima i capitoni!” : si chiedeva che “gli scienziati” campani si occupassero prima dei capitoni campani e dopo delle anguille londinesi trovate gravemente inquinate. I dati Ispra sin dal 2012 attestano che i capitoni campani sono pesantemente inquinati e destinati alla estinzione.