Due persone sono state fermate perché ritenute responsabili dell’omicidio di Francesco Fasano, il giovane di 22 anni ucciso per strada l’altra notte a Melissano, in provincia di Lecce, con un colpo di arma da fuoco alla tempia e poi travolto da un’auto. Sono Angelo Rizzo, di 23 anni, e Daniele Manni, di 34, accusati anche di fare parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti insieme con altre otto persone, anche loro fermate.

Per gli investigatori si tratta di un gruppo dedito allo spaccio di droga nel Sud del Salento su cui da tempo era stata avviata un’inchiesta che ha consentito di giungere rapidamente ad individuare i presunti responsabili dell’omicidio. I provvedimenti di fermo sono stati emessi su disposizione dei magistrati inquirenti Guglielmo Cataldi, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Lecce e il sostituto Stefania Mininni.

Il corpo di Fasano è stato trovato nella notte tra martedì e mercoledì sulla strada che collega Melissano a Ugento da un automobilista di passaggio che ha allertato le forze dell’ordine.Dopo il colpo alla tempia, Fasano è stato travolto e schiacciato da un’automobile, probabilmente quella degli assassini, che si sono poi dati alla fuga. Quello del giovane è il secondo omicidio a Melissano negli ultimi quattro mesi. A marzo, infatti, a pochi chilometri dal luogo dell’esecuzione di Fasano era stato ucciso Manuele Cesari, 37enne pregiudicato con precedenti legati allo spaccio di droga assassinato con tre colpi di arma da fuoco sparati da due persone a bordo di un’auto in corsa.

“Le evidenze indicano che la causale dell’omicidio va ancora una volta ricercata nel traffico organizzato di stupefacenti e nelle controversie relative alla spartizione dei territori di influenza, che da tempo costituisce il ‘core business’ della criminalità organizzata salentina, così come anche dimostrato dalle decine di tonnellate di stupefacente sequestrate nell’anno in corso”, spiega il procuratore della Repubblica di Lecce, Leonardo Leone de Castris.

Il procuratore rimarca che “lo Stato è presente più che mai sul territorio, e aumenterà ulteriormente la pressione su ogni forma di illegalità”. Per quanto riguarda il “traffico” e il “consumo di stupefacenti – sottolinea Leone de Castris – non smetterò mai di ricordare” che “ogni tiro di cocaina, ogni canna fumata, alimentano le ricchezze della criminalità organizzata, così come ogni euro finisce nelle tasche dei mafiosi“.

“Se si continua ad alimentare anche episodicamente il consumo di stupefacenti – conclude – non si ha alcun titolo per lamentarsi” dei “fenomeni criminali di ogni tipo, o ancora indignarsi per l’occupazione da parte della criminalità di interi settori della realtà economica della zona”.