Sarà processato per evasione fiscale a tre settimane dall’elezione a sindaco di Messina. Il giudice per l’udienza preliminare della città sullo Stretto ha rinviato a giudizio Cateno De Luca, eletto primo cittadino lo scorso 24 giugno. De Luca era finito indagato per il caso Fenapi, la Federazione nazionale autonoma piccoli imprenditori da lui fondata, insieme ad altre persone. Caduta l’accusa di associazione a delinquere, il gup ha ordinato di processare il sindaco peloritano solo per evasione fiscale. il non luogo a procedere, invece, è stato disposto anche per il Caf Fenapi. Il processo inizierà il 21 giugno prossimo.

L’indagine era stata resa nota a novembre quando De Luca era stato arrestato poche ore dopo l’elezione all’Assemblea regionale siciliana.  Per i giudici, infatti, il politico era “il dominus di una serie di società ed enti“, utilizzati per sottrarre al fisco 1,7 milioni di euro.  Ristretto ai domiciliari – prima che fossero revocati – ha accesso il computer senza neanche togliersi il pigiama: “Vi offro il caffè del galeotto“, ha scritto su facebook. Poi, non contento, ha pubblicato un video per spiegare di avere saputo in anteprima dell’arresto. “Me l’ha detto un parente di magistrati e di massoni“, era la sua versione.

In passato il primo cittadino era già stato arrestato per il cosiddetto “sacco di Fiumedinisi“: secondo le accuse voleva realizzare una gigantesca speculazione edilizia nella sua città natale che guidava da sindaco. Purtroppo lo andarono a prendere prima, accusandolo di tentata concussione e abuso d’ufficio, insieme al fratello. La Cassazione definì “ingiusta” la sua detenzione, e alla fine in primo grado De Luca era stato in parte assolto e in parte prescritto. Per quell’inchiesta, però, la commissione Antimafia lo inserì tra i cosiddetti impresentabili. “Ho avuto 16 procedimenti, 15 si sono conclusi con l’archiviazione”, esulta continuamente lui, promettendo querele a destra e a manca. Adesso bisognerà vedere come finirà il sedicesimo procedimento.