Molte ragazze che hanno assistito all’ormai storica partita Russia-Spagna hanno dichiarato al canale YouTube Cosa sta succedendo? (Ruposters life) di aver provato qualcosa di simile alla sensazione di un orgasmo. Come hanno confessato le stesse cheerleader della nazionale russa: “La vittoria della nostra squadra è stata meglio che fare sesso”. Mi permetto sommessamente di dissentire, l’ideale è far l’amore guardando la partita.

Il calcio può essere tante cose, oltre che football e tifo: orgoglio, nazionalismo, patriottismo. E formidabile arma di distrazione di massa. Infatti, mentre la modesta ma volonterosa e tenace Russia batteva ai rigori, dopo i tempi supplementari, i lentissimi e indolenti maestri spagnoli, Vladimir Putin – il vero cittì della patria – badava a rafforzare la difesa del suo potere, firmando il decreto che mette in vigore dal primo luglio 2018 la cosiddetta legge Yarovaya (dal nome di una deputata della Duma), sorta di “pacchetto anti-terrorismo”, in realtà una legge restrittiva che riguarda tutte le società e tutti i movimenti in rete perché obbliga ogni azienda e ogni gestore Internet a registrare e documentare ogni movimento, dalle telefonate ai clic in Rete, dalle mail ai video, a tutto ciò che può essere memorizzato, con qualsiasi strumento tecnologico, dal semplice smartphone al pc. Un Grande fratello pervasivo e soffocante: che pretende persino di conoscere, istante dopo istante, le tue coordinate gps. Tutti devono mettere a disposizione delle forze dell’ordine russe i loro archivi, a cominciare dai tabulati elettronici delle telefonate, degli ultimi sei mesi.

A cosa serva, veramente, questa legge è chiaro a tutti. Soprattutto ad Alexei Navalny, il più noto tra gli oppositori di Putin: ha sempre utilizzato il web per le sue campagne contro la corruzione dei politici e contro le scelte dell’economia. Celebre la video denuncia su YouTube delle ricchezze accumulate da Dmitri Medvedev, il premier. Il quale si è preso la sua rivincita, con questa legge da far firmare a Putin il 26 giugno (pubblicata il 28), facendola passare per il mezzo più efficace contro la criminalità e il terrorismo. Di fatto, l’esercizio della libertà di critica e di espressione della propria opinione in rete (e al telefonino) sarà sempre più difficile, anche se la Costituzione della federazione russa garantisce la libertà di parola e di pensiero a ogni cittadino.

Già in passato ci sono state palesi violazioni, in particolare nei confronti degli oppositori, spiati indefessamente. Centinaia di persone, infatti, sono state condannate anche penalmente per aver semplicemente espresso quel che pensavano del governo o della presidenza. Tanto solerti sono i servizi contro chi dissente, tanto meno lo è la polizia nei riguardi delle mafie (che controllano il 40% delle attività economiche russe). Proprio in questi giorni ha chiesto ai vor v zakone di mantenere un profilo basso, di non mettersi cioè in vista durante i Mondiali girando le città di Russia 2018 con le loro limousine blindate e un gran numero di guardie del corpo e di ordinare ai loro uomini una sorta di tregua, cominciando a non rubare per strada (lo riporta un’agenzia). Restate nelle vostre periferie, concentratevi nei vostri affari, ma lontano dagli sguardi degli stranieri, altrimenti vi sbattiamo in galera. Nel frattempo, durante la partita Russia-Spagna allo stadio Luzhniki di Mosca – l’ex stadio Lenin la cui statua è ancora lì – sono state arrestate 32 persone per piccoli reati: sono finiti in commissariato non solo ubriachi e venditori abusivi di souvenir e gadget mondiali, ma anche chi non ha rispettato le indicazioni degli agenti.

Questi Mondiali consentono a Putin di decretare con l’efficacia del bomber inglese Harry Edward Kane. Oggi abbiamo saputo che ha battezzato alcuni battaglioni dell’esercito coi nomi di qualche città ucraina e non scegliendo a caso. Uno, per esempio, si chiamerà Leopoli (Lviv in ucraino), tra le città dove è più forte il nazionalismo antirusso. Provocazione? Putin lo nega. Dice che ha ribattezzato alcune unità militari con i nomi delle città dell’Europa orientale liberate dall’occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale portandole sotto l’influenza sovietica, riconquistandole o inglobandole nell’Urss. Un tributo all’Armata rossa. Così il sesto reggimento carri armati è diventato il reggimento Leopoli, il 163° reggimento carri armati è adesso il reggimento Nezhin, la 90° divisione carri armati è stata rinominata divisione Vitebsk-Novgorod, l’856° reggimento artiglieria porta ora il nome della città bielorussa di Kobryn e il 381° reggimento artiglieria è stato rinominato in onore della capitale polacca, Varsavia.

Intanto nel web dilagano battute, video, fotomontaggi sull’imprevedibile successo russo che ha preso in contropiede noi tutti. Chissà se un domani Putin ribattezzerà un battaglione col nome dello stadio Luzhniki? Ci si chiede: come hanno potuto perdere i campionissimi spagnoli? Una manna per l’ironia al tempo di Internet. Geniale l’istantanea dell’arbitro che va a consultare la var: il video è occupato dal volto ammonitore di Putin. Un’altra immagine – la foto è autentica – mostra il presidente russo mentre sta telefonando. La didascalia recita: “Ok, rilascia i familiari dei giocatori”. Una vignetta del bravissimo vignettista Elkin non ironizza sulla partita, ma su quanto Russia 2018 sta costando (le spese sono state aggiornate ben 12 volte!): si vede una campo di calcio a forma di banconota. Anzi, un mucchio di banconote, infiocchettate come un regalo, si suppone, al popolo bue. Titolo: “Libertà”. L’ho condivisa su Facebook.

Più raffinato, invece, il fiero accostamento tra Igor Akinfeev, il bravo portiere della nazionale russa e del Cska che ha respinto due rigori ed è diventato un eroe, con il quadro “Portiere” (1934) di Alexander Deineka, enorme opera lunga tre metri e mezzo che è conservata nella stupenda Galleria Tretyakov di Mosca: il portiere si slancia lateralmente per afferrare il pallone. In questo dipinto – tipica espressione del realismo sovietico – vi è l’esaltazione della fisicità; ma anche la bellezza del corpo ben allenato, il risultato della disciplina sportiva (metafora della disciplina che tutti i cittadini sovietici debbono coltivare verso il Partito e chi lo dirige). È il gesto atletico valorizzato in una società dove lo sport ha un ruolo importante e propagandistico (lo fu in modo particolare nell’Urss, nel Terzo reich e nell’Italia fascista degli anni Trenta).

Oggi, questo quadro assai sovietico è rivalutato dai critici. L’ho ammirato più volte, quando vivevo a Mosca visitare la Tretjakov era un vero piacere. Nonostante l’assillo dei censori sovietici, tanti artisti riuscirono lo stesso a interpretare la loro contemporaneità e a trascenderla. Alcuni sostengono che il portiere sospeso in aria parli “della sua natura divina”, altri si chiedono come possa l’artista aver coniugato il realismo sociale con la ricerca (e la speranza) dell’avanguardia russa e del modernismo occidentale europeo. Ah, dimenticavo:, il bravo Akinfeev sa anche come muoversi politicamente, nella democratura che condiziona il suo Paese: ha appoggiato formalmente la campagna presidenziale di Putin, iscrivendosi tra i suoi “fiduciari”. La sua parata più scaltra (suvvia, lo so che invece state pensando che si è parato il …).

P.s.
Dopo Russia-Spagna, Putin ha incontrato re Felipe VI e con lui ha discusso sullo sviluppo delle relazioni bilaterali (quindi anche con l’Ue). Hanno parlato anche delle sanzioni che Matteo Salvini vorrebbe cancellare, compiacendo l’amico del Cremlino? Non si sa. Comunque, è l’ennesimo minisummit favorito da Russia 2018. Della serie: pure il Mondiale geopolitico di Putin è già approdato ai quarti di finale.