Arrivano le prime condanne definitive al processo Aemilia. Il pentito Giuseppe “Pino” Giglio, infatti, non ricorrerà in Cassazione. Si tratta di uno dei collaboratori di giustizia del processo in corso di svolgimento a Reggio Emilia, il più grande mai celebrato nel Nord Italia contro la ‘ndrangheta. L’avvocato di Giglio, Luigi Li Gotti – noto per aver difeso celebri pentiti come Tommaso Buscetta e Giovanni Brusca – ha deciso di non impugnare la pena decretata nel rito abbreviato in Appello. Giglio era stato condannato a 12 anni e sei mesi in primo grado, poi ridotti a sei anni in secondo grazie allo sconto di pena previsto dopo la decisione di collaborare con la magistratura. “Il mio assistito ha già scontato tre anni e mezzo. Nel giro di due anni conta di essere libero, poi si avvarrà delle legge che tutela i pentiti, cambiando la propria identità per rifarsi una vita”, ha dichiarato l’avvocato Li Gotti.

Giglio è il genio finanziario della cosca emiliana, l’ideatore delle complesse truffe carosello che sfruttavano le norme comunitarie europee sulle esenzioni da Iva. Nel 2012 lui e la moglie Maria Curcio non hanno dichiarato redditi familiari: erano poveri senza lavoro. Ma la Direzione Antimafia di Bologna ha accertato che nello stesso anno Giglio era il reale proprietario di 245 proprietà immobiliari, 10 società, 39 polizze assicurative e infine 1008 rapporti bancari aperti in 51 diversi istituti di credito.

Giglio, secondo la Dda, era il tipico caso di imprenditore passato “da una condizione originaria di assoggettamento a una consapevole e volontaria cointeressenza ai fini di espansione economica dei clan di riferimento”. Di fatto “un mafioso imprenditore temibile e spietato nel modo di agire e di operare, che si riconosce come appartenente alla ‘ndrangheta da cui trae la linfa vitale dei suoi affari”, scrivono i pm nell’ordinanza che lo ha portato in carcere il 28 gennaio 2015. Circa un anno dopo è diventato il primo imputato a collaborare con la magistratura. 

Sempre per quanto riguarda l’abbreviato, sono cinque gli altri condannati che hanno deciso di non ricorrere in Cassazione. Ieri il pm ha depositato la lista dei nomi per i quali la sentenza passerà in giudicato. Ci sono Domenico Amato (3 anni e 8 mesi), Giuseppe Manica (10 mesi), Antonio Muto (classe 1973, assolto), Raffaele Oppido (2 anni e 8 mesi) e Alfonso Patricelli (assolto). Ricorreranno invece alla Suprema Corte quelli che sono considerati i vertici del clan cioè Nicolino Sarcone, Alfonso Diletto, Romolo Villirillo, Francesco Lamanna e Antonio Gualtieri oltre ai reggiani Marco Gibertini, Giuseppe Pagliani e Domenico Mesiano.