Concorso esterno in associazione mafiosa. Cade sotto la scure del Tribunale di Reggio Calabria un altro pezzo di quella destra che, negli anni dell’ex sindaco di Reggio e poi governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, ha governato la città dello Stretto. Al termine del processo “Sistema-Assenzio” l’ex consigliere comunale Dominique Suraci è stato condannato a 12 anni di carcere.

Il sostituto procuratore della Dda Stefano Musolino aveva chiesto per lui 30 anni sostenendo in aula la sua piena partecipazione alla ‘ndrangheta che, anche grazie a Suraci, era riuscita a intrecciare i suoi interessi per la grande distribuzione con il rastrellamento di voti che servivano al politico locale per essere sempre rieletto a Palazzo San Giorgio. Stando all’impianto accusatorio, Suraci ha favorito gli interessi della ‘ndrangheta garantendo, ad un ampio numero di operatori economici legati alle cosche, la possibilità di partecipare alla fornitura dei supermercati a marchio Sma, di proprietà della Sgs Group, intestata alla compagna dell’ex consigliere comunale Senia Saloua che ieri è stata assolta assieme a Vincenzo Ferrigno, Antonino Monorchio, Barbara e Francesco Crocé. Questi ultimi sono i figli del noto imprenditore Giuseppe Crocè, lo storico socio di Suraci che è stato condannato invece a 8 anni e 6 mesi di carcere.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha svelato i retroscena di una vicenda emblematica per comprendere l’universo Suraci: quella della Vally Calabria Srl, una società che ha gestito, secondo gli inquirenti, per qualche tempo numerosi supermercati fino alla bancarotta fraudolenta avvenuta un attimo dopo la cessione formale dell’azienda dai reali responsabili del fallimento alle “teste di legno”. Sono stati condannati anche l’avvocato Mario Giglio (4 anni e 6 mesi), Luciano Falcomatà (10 anni), Rodolfo Diani e Pasquale Utano (6 anni), Rocco De Angelis e Antonio Cotugno (4 anni e 6 mesi), Michele Crudo, Carmine Polimeni e Domenico Polimeni (4 anni), Marcello Brunozzi (3 anni) e Francesco Calafiore (2 anni e 6 mesi).

Il Tribunale, infine, ha dovuto dichiarare il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Pino Rechichi e Costanza Ada Riggio. Proprio quest’ultima si è resa protagonista di alcune intercettazioni finite nel fascicolo del processo e dalle quali emerge il sistema “Suraci” eletto nelle comunali del 2007 con 1205 voti che gli hanno consentito a Palazzo San Giorgio di ricoprire il ruolo di presidente della seconda Commissione consiliare “Programmazione e servizi generali”. Voti rastrellati, secondo l’accusa, anche grazie all’imputata oggi prescritta Costanza Ada Riggio, titolare del centro studi “Corrado Alvaro”.

Secondo la Procura, infatti, la Riggio ha convogliato su Suraci i “consensi” dei partecipanti ai suoi corsi di formazione, attraverso la minaccia che “altrimenti sarebbero stati bocciati”. I ragazzi che partecipavano ai suoi corsi sarebbero stati sottoposti a un ricatto. Lo dice lei stessa intercettata dalla Dda: “Perché sanno che se io li verifico… – sono state le sue parole – a giugno a luglio loro devono fare esami, a giugno, quindi hai capito, le elezioni vengono prima degli esami (…) io sai che gli dico: questo è un voto di scambio, agli alunni, questo è un voto di scambio, se mi escono i voti, poi usciranno i voti, così faccio che ti pare che gli dici: mi voti? (richiesta ndr). Mi devi votare (perentorio ndr), mi devi dare un voto, dammi la via, dammi il nome e la via, mi deve dare il voto (perentorio ndr.)… è finito il tempo ti do questo bigliettino”.

Voti, soldi, indebite percezioni di fondi pubblici, false fatture e crediti di imposta taroccati. Sullo sfondo la “Reggio bene”, habitat naturale della zona grigia asservita e allo stesso tempo sfruttatrice di certi ambienti criminali ai quali, secondo i pm, Dominique Suraci faceva riferimento. Dopo aver subito due anni fa una confisca di beni per oltre 30 milioni di euro, ieri l’ex consigliere comunale ha rimediato anche una pesantissima condanna per concorso esterno che, seppur ancora in primo grado, lo consacra non solo come un mattatore di voti per il centrodestra reggino ma anche come il burattinaio della grande distribuzione.