Lotta al dissesto idrogeologico e stop allo spreco di suolo, chiusura dell’Ilva e velocizzazione delle procedure di bonifica aumentandone il livello di trasparenza. Sono tra gli aspetti delle politiche ambientali su cui il contratto di governo Lega-M5s si esprime con maggiore chiarezza. Rimane invece più vago su temi come la lotta ai cambiamenti climatici, l’economia circolare e gli ecoreati. Sulla mobilità sostenibile, invece, emerge la contraddizione tra politiche per promuovere il trasporto ferroviario, la ciclabilità e i veicoli elettrici e una eliminazione delle accise che renderebbe i carburanti più convenienti. Recepite alcune richieste avanzate da Legambiente a febbraio scorso, mentre non ci sono i punti fondamentali del “Contratto per l’ecologia” targato Wwf, a cui sia Lega e M5S avevano aderito prima del voto.

Acqua pubblica
Il testo si apre con un paragrafo dedicato all’acqua. “È necessario investire sul servizio idrico integrato di natura pubblica applicando la volontà popolare espressa nel referendum del 2011, con particolare riferimento alla ristrutturazione della rete idrica”, si legge nel contratto, che avanza anche l’idea della “costituzione di società di servizi a livello locale per la gestione pubblica dell’acqua”. Una misura che però rischierebbe di entrare in contraddizione con il processo di razionalizzazione delle società partecipate dei Comuni imposto dalla riforma Madia.

Più auto elettriche, ma benzina meno cara
Molto spazio è dedicato al tema della mobilità. Nel testo si legge che l’obiettivo è la “progressiva riduzione dell’utilizzo di autoveicoli con motori alimentati a diesel e benzina”, promuovendo mezzi meno inquinanti, attraverso “strumenti finanziari per favorire l’acquisto di un nuovo veicolo ibrido ed elettrico a fronte della rottamazione – vendita di un mezzo con motore endotermico o per interventi di retrofit per veicoli a combustione interna” e “meccanismi premiali per l’incentivazione dei mezzi a bassissime emissioni”. Si fa riferimento alla realizzazione di nuove colonnine per la ricariche delle auto elettriche e alla concessione di spazi pubblici a servizi di car sharing, insieme alla promozione di reti ciclabili e bike sharing. Dopo anni di tagli ai treni regionali e chiusura di intere linee ferroviarie periferiche, il contratto apre prospettive positive: “Un primo importantissimo passo da compiere per rispondere ad una esigenza di mobilità veloce, sicura e a basso impatto ambientale è rappresentato dall’ammodernamento nonché potenziamento delle linee ferroviarie preesistenti”. Politiche che però rischiano di essere depotenziate dall’abolizione delle accise sui carburanti, un impegno che i due partiti si prendono qualche pagina prima. Mentre infatti Legambiente, nelle sue proposte per la nuova legislatura aveva lanciato l’idea di modificare le accise sui carburanti “in modo proporzionale al contenuto di CO2 emessa al litro, a parità di gettito per lo Stato”, la loro cancellazione farebbe venire meno il principio del “chi inquina paga” dichiarato nello stesso contratto di governo.

I grandi assenti
Nel contratto sono assenti alcuni temi al centro degli appelli delle associazioni ambientaliste, a partire dal Wwf. L’associazione del panda, nel suo testo sottoscritto da leghisti e grillini, aveva chiesto una riforma del ministero dell’Ambiente per renderlo più efficace ed efficiente, maggiori risorse per parchi nazionali e aree protette, un rinnovo della commissione Via e Vas, che ha gli stessi componenti da dieci anni, e controlli effettivi sulla questione Sistri, il sistema per la tracciabilità dei rifiuti speciali avviato nel 2009 ma ancora non pienamente operativo. Tutti punti assenti nel contratto di governo, così come il tema della fiscalità ambientale, da sempre cavallo di battaglia dei pentastellati, e della lotta alle ecomafie. Niente si dice nemmeno sul deposito di rifiuti radioattivi: ancora non si conoscono i siti che potrebbero ospitarlo e a causa delle inadempienze sul fronte scorie nucleari l’Italia è stata appena deferita alla Corte di giustizia europea.

Più riciclo
Sul tema della gestione dei rifiuti, complicata in Italia dalla carenza di impianti soprattutto al Centro-Sud, il contratto non scende nei dettagli. Richiamando il concetto di economia circolare, ci si propone “una forte riduzione del rifiuto prodotto, una crescente percentuale di prodotto riciclato e contestualmente una drastica riduzione della quota di rifiuti smaltiti in discarica ed incenerimento”, come d’altra parte ci chiede l’Europa con un pacchetto di misure approvato tra l’altro pochi giorni fa e che ora l’Italia dovrà recepire. Il contratto Lega-5 stelle si spinge addirittura a parlare di “graduale superamento” di discariche e inceneritori, “adottando metodi tecnologicamente avanzati ed alternativi” su cui però non viene fornito alcun dettaglio. Nel testo viene indicata come modello la provincia di Treviso, dove la raccolta differenziata si attesta a quota 85%, ma non si hanno dati sull’effettivo avvio al riciclo dei rifiuti, vero punto cruciale su cui anche Bruxelles ci chiede maggiori sforzi. Per ottenere risultati su questo fronte sarebbe piuttosto necessario, secondo gli osservatori, intervenire sull’industria, chiedendo alle aziende di progettare beni e imballaggi considerando anche la fase del loro fine vita.

Vaghezza sulla lotta ai cambiamenti climatici
Sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici, su cui sia Legambiente sia il Wwf chiedono maggiore efficacia rispetto al governo precedente, il contratto dice che “sono necessari interventi per accelerare la transizione alla produzione energetica rinnovabile e spingere sul risparmio e l’efficienza energetica in tutti i settori”, insieme a “piani specifici per le aree più colpite del nostro Paese”. Non si parla nello specifico di adattamento ai cambiamenti climatici e non si aggiungono altri dettagli sul tema delle politiche energetiche, che hanno un impatto significativo sulle emissioni climalteranti. Sul fronte del dissesto idrogeologico, problema condiviso dall’80% dei comuni italiani e aggravato dagli eventi meteo estremi del clima che cambia, le due forze politiche dichiarano che “è determinante avviare una serie di interventi diffusi in chiave preventiva di manutenzione ordinaria e straordinaria del suolo”. L’obiettivo è “fermare il consumo di suolo (spreco di suolo) il quale va completamente eliminato attraverso un’adeguata politica di sostegno che promuova la rigenerazione urbana”.

Bonifiche più veloci e chiusura dell’Ilva
I due partiti si propongono di condurre “una mappatura capillare di tutte le eventuali strutture a rischio amianto partendo dalle scuole, al fine di intervenire per la rimozione”. In Italia, secondo un recente dossier di Legambiente, sono circa 370mila, mentre le bonifiche dei siti contaminati procedono a rilento. Su questo fronte, per tutti i tipi di bonifiche di territori afflitti da diversi tipi di inquinamento, ci si propone di “snellire i procedimenti”, salvaguardando i controlli e garantendo la trasparenza. Un paragrafo è dedicato all’Ilva: Lega e M5S si impegnano “a concretizzare i criteri di salvaguardia ambientale, proteggendo i livelli occupazionali e promuovendo lo sviluppo industriale del Sud, attraverso un programma di riconversione economica basato sulla progressiva chiusura delle fonti inquinanti”. Una dichiarazione abbastanza generica che ha suscitato diverse perplessità, anche tra i lavoratori, in mesi caldi per il gruppo siderurgico, in procinto di passare sotto il controllo dell’acquirente AmInvestco. Non ci sono dettagli invece sul tema degli ecoreati: si dice solo che bisogna “provvedere all’implementazione delle leggi attuali riguardanti i reati ambientali e quelli nei confronti degli animali, garantendo maggiore tutela rispetto a fatti gravi ancora non adeguatamente perseguiti e un maggiore contrasto al bracconaggio”.

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