Il mancato abbattimento degli ulivi affetti da Xylella. La ripetuta violazione dei limiti di Pm 10 nell’aria. L’assenza di un programma nazionale sulla gestione dei rifiuti radioattivi. Sono queste le motivazioni che hanno spinto la Commissione europea a deferire l’Italia alla Corte di giustizia europea. Una decisione che rischia di trasformarsi in sanzioni durissime per il nostro Paese.

Sulla gestione dell’emergenza Xylella, che ha duramente attaccato gli ulivi secolari delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, i Commissari Ue erano stati molto chiari: “La lotta al batterio è stata un fallimento. Abbattete gli alberi malati. Pena l’aggravarsi della procedura d’infrazione aperta nel luglio 2016 e il deferimento alla Corte di giustizia. Una misura drastica, che a Bruxelles hanno ritenuto necessaria per evitare la diffusione della Xylella in tutto il territorio dell’Unione. L’attenzione dell’Ue sul batterio, infatti, era tornata a livello di allarme lo scorso marzo, quando quasi tremila ulivi furono trovati positivi al batterio in un’area dove nel 2015 erano pochi esemplari. Ora la Commissione pensa ad aggiornare l’area di quarantena, spostando di una ventina di chilometri verso nord la fascia di territorio dove vanno applicate le misure più drastiche per la lotta al patogeno.

Per quanto riguarda lo smog, la decisione della Commissione si riferisce alla ripetuta violazione dei limiti Ue per il particolato Pm10. In particolare, si apprende da fonti europee, l’Italia ha previsto un piano di normalizzazione troppo dilatato nel tempo. In uno degli ultimi incontri avvenuti in sede europea per discutere della posizione italiana, inoltre, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti aveva minimizzato il problema parlando di “risultati evidenti”, adempimenti già fatti e “strategia forte”. Commenti che avevano provocato la reazione del Commissario europeo Karmenu Vella: “C’è ancora molto da fare. Sono in totale disaccordo con lui”, aveva risposto. Con la stessa motivazione dell’Italia, a quanto si è appreso, sono state deferite anche Ungheria e RomaniaFrancia, Germania e Regno Unito, invece, sono state denunciate alla Corte per il superamento dei limiti di biossido di azoto (No2). Una violazione, questa, che non ha coinvolto anche Roma perché la documentazione fornita è stata reputata sufficiente.

Sul fronte dei rifiuti radioattivi, la Commissione ritiene che non sia stata assicurata la piena conformità alla direttiva in materia. Gli stati membri dell’Unione, infatti, erano tenuti a notificare i programmi nazionali di gestione del combustibile nucleare esaurito entro il 23 agosto del 2015. Un modo per garantire ai cittadini la gestione responsabile e sicura dei rifiuti radioattivi. Ma l’Italia non ha mai notificato, né presentato, questo programma. Sulla questione Roma era già stata avvertita lo scorso luglio insieme ad Austria, Croazia, Repubblica ceca e Portogallo nell’ambito di un’altra procedura di infrazione.