Teneva lezioni di religione nel centro culturale “Al Dawa” di Foggia di cui era il presidente. Ma non solo. Abdel Rahan Bdel Mohy Eldin Mostafa Omer – 58 anni, italiano ma egiziano di origine – indottrinava i bambini e li spingeva verso l’Isis, di cui faceva parte. “Vi invito a combattere i miscredenti, con le vostre spade tagliate le loro teste, con le vostre cinture esplosive fate saltare in aria le loro teste. Occorre rompere i crani dei miscredenti e bere il loro sangue per ottenere la vittoria”, diceva ai suoi alunni. E poi – come se non bastasse – ci sono video e documenti agli atti della magistratura barese – condivisi dal 59enne in rete tramite Facebook, Whatsapp e Twitter, che inneggiano alla jihad, con istruzioni su come costruire armi, nei quali si parla “dell’obbligo di distruggere le chiese e trasformarle in moschee, individuando l’Italia come obiettivo dell’attività terroristica”.

Monitorato dal 2015 dagli investigatori della Digos, l’uomo è stato trovato in possesso di materiale di propaganda proveniente dagli organismi ufficiali di informazione dell’Isis, di cui era un adepto. È stato trovato anche in possesso di un video contenente gli appelli di Al-Baghdadi e di alcuni filmati con immagini di bambini, arruolati dalla cellula terroristica, mentre compiono azioni violente. Sospetti anche i conti del 59enne: gli investigatori del Gico che hanno lavorato in collaborazione con la Digos hanno scoperto infatti una sproporzione tra le fonti di reddito lecite e le entrate effettive dell’arrestato. Le indagini sono state supportate anche da numerose segnalazioni di operazioni sospette compiute con sua moglie, Vincenza Barbarossa, di 79 anni, che hanno evidenziato una disponibilità economica dei due sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati, nel periodo dal 2011 al 2017. L’ipotesi è che l’Imam ricevesse il denaro attraverso la cosiddetta zakat, una sorta di raccolta fondi tra i musulmani che frequentavano la moschea Al Dawa, gestendo il denaro accumulato in maniera poco trasparente. L’immobile è quindi stato sequestrato insieme con tre conti correnti per un valore complessivo di 370mila euro. L’arresto dell’uomo – accusato di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale e istigazione a delinquere – si inserisce nel più ampio contesto operativo che nel luglio 2017 ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Eli Bombataliev, militante ceceno dell’Isis, indagato per associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale.