Matteo Renzi annuncia che si dimetterà da segretario del Pd, ma non subito. Quando? “Dopo la formazione del governo” annuncia in una conferenza stampa nel tardo pomeriggio il segretario dem, che non concede domande ai tanti giornalisti presenti nella sede del ‘Nazareno’ a Roma. A difendere le posizioni di Renzi c’è Matteo Richetti, mentre Gianni Cuperlo è molto critico: “Annunciare le dimissioni, ma posticipandole all’insediamento del nuovo Parlamento e dopo la formazione del Governo, rischia di essere una modalità che non funziona per affrontare i problemi del PD. Non dobbiamo cambiare solo un gruppo dirigente, ma dobbiamo anche riflettere su come ricostruire un radicamento sociale e un’identità forte di un partito che l’esito di queste elezioni hanno messo fortemente in discussione”.

Altro punto dolente la totale mancanza di autocritica di Matteo Renzi nell’analisi del voto che ha portato il Pd sotto la soglia del 20%. Il Segretario dei democratici ha sì ammesso la pesante sconfitta ma solo questo e per Cuperlo non basta: “L’analisi della sconfitta oggi non c’è stata e l’analisi del voto non è stata fatta che per noi deve coincidere con un’analisi molto seria della società italiana e di ciò che è avvenuto in questo i anni. Senza questo non ne verremo a capo” avverte Cuperlo.

Quella di Cuperlo non è l’unica voce critica: “La decisione di Renzi di dimettersi e contemporaneamente rinviare la data delle dimissioni non è comprensibile. Serve solo a prendere ancora tempo”. Lo dice il capogruppo Pd Luigi Zanda. “Le dimissioni di un leader sono una cosa seria, o si danno o non si danno. E quando si decide, si danno senza manovre”. Serve “collegialità che è l’opposto dei caminetti” e “annunciare le dimissioni e rinviarne l’operatività per continuare a gestire il partito e i passaggi istituzionali delle prossime settimane è impossibile da spiegare”.

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