Discriminazione. E’ questa la parola usata dal giudice monocratico Valentina Stabile del tribunale di Sciacca, nei confronti del ministero dell’Istruzione che non ha garantito l’insegnante di sostegno ad un bambino di tre anni affetto da una grave forma di autismo. Il ricorso, proposto dagli avvocati Giuseppe Livio e Giuseppe Impiduglia, ha stabilito che l’attribuzione a uno studente disabile di un numero di ore di sostegno scolastico inferiore rispetto a quello ritenuto necessario dal competente organo collegiale costituisce “una lesione certa del diritto fondamentale all’istruzione e all’educazione in condizioni di parità con gli alunni normodotati”. Una vittoria per i legali ma anche per i genitori del piccolo che saranno risarciti di mille euro per ogni mese di mancanza dell’insegnante di sostegno. Un’odissea terminata con l’ordine da parte del giudice di “cessare la condotta discriminatoria con la conseguente assegnazione dell’insegnante di sostegno per 25 ore settimanali”.

La storia del bambino, al primo anno della scuola dell’infanzia. inizia a settembre. I genitori si accorgono che per Matteo (nome di fantasia) non si presenta alcun docente specializzato e si rivolgono alla scuola per risolvere la questione in maniera bonaria. Ma una soluzione non c’è: “Il ministero, che determina le risorse, ha attribuito all’istituto frequentato dal bambino – spiega l’avvocato Impiduglia – un numero inadeguato di ore di sostegno. Il dirigente ha chiesto un’integrazione ma dagli uffici periferici del Miur è arrivata una risposta negativa”.

Parole confermate anche dall’ordinanza firmata dal giudice che non ha condannato, infatti, la scuola: “La direzione didattica a seguito del riconoscimento della grave disabilità del minore in data 20 ottobre ha provveduto a richiedere con diverse note di protocollo un insegnante di sostegno all’ufficio scolastico regionale e a quello provinciale con esito negativo”, tant’è che “l’obbligo a corrispondere alla parte ricorrente la somma va posto a carico del ministero, a cui va imputata la responsabilità generale delle scelte gestionali poi attuate dalle articolazioni periferiche dell’amministrazione”.

Sulla questione, il giudice monocratico non ha risparmiato alcuna critica al ministero definendo la normativa relativa al caso “alquanto complessa” e rintracciabile solo “da un insieme di norme contenute in molti testi separati di tipo diverso”. Un caos legislativo che per mesi non ha permesso al piccolo di avere una vita scolastica alla pari dei coetanei: “Il bambino, non avendo l’insegnante di sostegno – spiega il legale – ha frequentato la scuola come ha potuto e in maniera parziale”. Un atto grave, per il tribunale: “L’aver attribuito zero ore di assistenza settimanale in capo al minore interessato – si legge sull’atto firmato da Valentina Stabile – postula l’adozione di un atto lesivo del diritto allo studio e all’integrazione scolastica”. Nel giro di pochi giorni, secondo i legali della famiglia, Matteo avrà l’insegnante di sostegno per 25 ore come previsto dalla legge.