Applausi dalle donne, soprattutto, ma anche da non pochi giornalisti maschi alla proiezione per la stampa internazionale di Figlia mia, stamani presentato in concorso alla Berlinale. Alla sua seconda volta al festival tedesco, Laura Bispuri resta “emozionata e tesa”, perché comunque è da sola a rappresentare il Belpaese in corsa per l’Orso d’oro, e l’impresa non è facile. La sua avventura però non è in solitaria: con lei due radiose dive nostrane – Alba Rohrwacher e Valeria Golino – complici e rivali su un territorio granitico e misterioso come la Sardegna a contendersi l’amore di una bimba, l’undicenne Vittoria interpretata dalla prodigiosa Sara Casu, algherese ma dai canoni estetici irlandesi con quei lunghi capelli rossi. Di questo infatti racconta il secondo lungometraggio della cineasta romana, a due anni dall’esordio Vergine giurata. Angelica (Rohrwacher) è una giovane donna borderline che vive fra le bestie in campagna, ed è la madre naturale di Vittoria che tuttavia ha scelto di affidare alla “materna” Tina (Golino) al momento della nascita. A un certo punto i due universi collidono su Vittoria, divisa fra le donne in un percorso che necessariamente deve affrontare per diventare “grande”.

Un film al femminile a tutto tondo: fatto da donne e sulle donne, uno sguardo concreto in risposta di troppe parole velleitarie assai di moda da qualche mese. D’altra parte Bispuri – che ha dichiarato ieri di sostenere #MeToo – sulla “materia femminile” lavora ab origine, da quando cioè ha scelto di diventare regista e tiene molto a distanziarsi dalle strumentalizzazioni: “Ho sempre messo il tema femminile al primo piano come scelta che risponde a un interesse personale, ma anche come gesto politico essendo sono stufa di vedere tanti film in cui le donne sono relegate in secondo piano, in perenne ‘attesa’ dell’uomo. Cerco di costruire personaggi femminili a tutto tondo, esplorarli nelle pieghe delle loro imperfezioni: penso che la mia strada proseguirà per questa direzione”.

Ispirato dal racconto di una 20enne fatto a Laura Bispuri anni fa, Figlia mia mette dunque in scena una terra ancestrale come la Sardegna quale sfondo sensoriale di un conflitto antico, almeno quanto le storie bibliche o letterarie. E vedere due “cavalli di razza” (la definizione è della regista) come Golino e Rohrwacher sfidarsi dentro a un cinema “fisico” come il suo fa pensare alle grandi interpreti del passato che tanto hanno reso celebre la Settima Arte italiana. Non è un caso oggi un giornalista tedesco abbia visto nelle due dive le “eredi” rispettivamente di Sofia Loren e di Giulietta Masina, in una sfida potente e viscerale. Chiaramente fra le due attrici non ci sono state rivalità di alcun tipo, anzi.

“Ci siamo vicendevolmente sostenute, dicendoci subito la verità, aprendoci senza scrupoli l’un l’altra, mettendoci per così dire a nudo. L’una ha reso l’altra migliore”, dicono all’unisono. E insieme anche con Sara/Vittoria hanno vissuto la loro “diaspora” nel momento in cui era necessario affrontare l’oscurità, quel “buco nero” dove la bimba va a cercare il tesoro e al ritorno dal quale riemerge come una persona nuova. Una sorta di rinascita, appunto, verso una vita nuova. Cinema complesso e autoriale, quello di Bispuri non è perfetto ma è perfettamente coerente alle sue intenzioni di esploratrice e meticolosa osservatrice delle umane fragilità. Figlia mia è prodotto da Vivo Film, Colorado Film con Rai cinema e uscirà nelle sale italiane per 01 Distribution dal 22 febbraio.