Come ogni anno, la rivista Time sceglie la persona dell’anno. Dopo la copertina del 2016 dedicata a Donald Trump, quest’anno vince il movimento #metoo con le “silence breakers”, ovvero le donne che hanno rotto il silenzio sugli abusi e le molestie sessuali subite sul lavoro.

Un hashtag che in Italia ha avuto il suo omologo ed è diventato #quellavoltache dopo la denuncia di Asia Argento, che ha raccontato le violenze subite da un regista italiano (di cui non ha rivelato il nome) e da Harvey Weinstein, il potente produttore di Hollywood che ha scatenato l’effetto domino su altre segnalazioni di abusi da parte di attrici e donne dello spettacolo (ilfattoquotidiano.it ha lanciato l’iniziativa “ti racconto la mia”, per raccogliere storie e testimonianze).

Al secondo posto della classifica che vede in testa #MeToo, il presidente Donald Trump (che l’anno scorso la rivista ha definito il miliardario “presidente degli Stati divisi d’America”) e al terzo il presidente cinese Xi Jinping. Completano la cinquina il procuratore speciale Robert Mueller – titolare dell’inchiesta sul Russiagate – e il leader nordcoreano Kim Jong-un.

The Silence Breakers. The Voices that launched a Movement” (coloro che hanno rotto il silenzio. Le voci che hanno lanciato un movimento) è il titolo di copertina, con la foto di cinque donne (e il gomito di una sesta) vestite di nero: sono l’attrice ha lanciato l’hashtag, Tarana Burke, le attrici Rose McGowan, Selma Blair, Ashley Judd e la cantante Taylor Swift. “Questo è il cambiamento sociale più rapido che abbiamo visto negli ultimi decenni, è iniziato con singoli atti di coraggio da parte di centinaia di donne – e anche di alcuni uomini – che si sono fatti avanti per raccontare le loro storie“, ha commentato oggi il direttore di Time Edward Felsenthal al programma Today della NBC. La rivista peraltro è recentemente entrata in polemica con Trump, convinto che l’avessero contattato per rinominarlo persona dell’anno per la seconda volta consecutiva. Una ricostruzione che, però, Time ha smentito.