HANNAH di Andrea Pallaoro. Con Charlotte Rampling, André Wilms. Italia/Belgio/Francia 2017. Durata: 95’. Voto 3/5 (AMP)

Come convivere con un dolore che ti strazia l’esistenza? Hannah ci prova in ogni modo, ma il suo volto è segnato, il suo corpo non può nascondere l’agonia, nonostante si cimenti con il teatro terapeutico. Andrea Pallaoro, classe 1982, talento trentino regalato agli States (Scorsese lo stima molto, e questo vale già metà carriera) ha messo in scena con Hannah, un “giallo esistenziale sullo stato mentale di un’anziana signora”, da sua definizione. L’anziana è Charlotte Rampling, signora del teatro e del cinema britannico, che asseconda il cinema di Pallaoro fatto di silenzi, segreti e rarefazioni. Il regista porta l’attrice nelle viscere di una sofferenza sensoriale, mettendo (anche letteralmente) a nudo la sua recitazione. Il film doveva girarsi negli Usa, dove Pallaoro risiede da anni, ma alla fine la scelta è ricaduta sulla grigia e adattissima Bruxelles per via dei finanziamenti ottenuti. La Rampling infatti recita in francese la parte di una 70enne che vive quietamente col marito finché questi con la sua valigia entra in prigione, costituendosi alla giustizia per un reato di cui lo spettatore non viene informato. Il resto del film è sostanzialmente sulle spalle della protagonista e nella messa in campo del suo degrado interiore e relazionale, costretta a tirar fuori sentimenti difficili e contraddittori.

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