Un pianoforte in mezzo al palco, un papillon sul collo di Claudio Baglioni e un abito rosa shocking addosso a Michelle Hunziker. Inizia così la seconda puntata del Festival di Sanremo 2018, forte del successo di ascolti della prima puntata. Lo show inizia con un numero di spettacolo con i tre conduttori protagonisti: giocano a fare Biancaneve con le vocine sceme. Iniziamo benissimo.

La sensazione è che stasera siano tutti molto più rilassati e sereni. Glielo si legge chiaramente in faccia. Ma spazio ai giovani. Debutta il toscanaccio Lorenzo Baglioni, un maestro Manzi 2.0: propone Il Congiuntivo circondato da un coro di amici. Il maestro d’orchestra Diego Calvetti si fa vedere con un look accademico  e alla fine dell’esibizione suona pure la campanella. Papabile tormentone, da tenere d’occhio.

Segue Giulia Casieri con Come Stai: lei è bellissima, ma non balla. Assomiglia (vocalmente, s’intende) a mille altre e non spicca. Pelle d’oca, invece, per la magistrale Stiamo tutti bene di Mirkoeilcane: racconta il dramma dei migranti dal punto di vista di un bambino. Certe “poesie” messe in musica non passano mai di moda. Per il commento di Alice Caioli vedete quello di Giulia Casieri: va bene pure per lei.

La classifica provvisoria della giuria demoscopica (che ha sempre fatto danni ENORMI a Sanremo): ultimo Mirkoeilcane, sopra di lui Giulia Casieri e Lorenzo Baglioni, prima Alice Caioli. Coraggiosi.

Michelle cambia già abito a meno di quaranta minuti dall’inizio della puntata (Trussardi ringrazia) e dà il via alla gara. “Diamoci dentro”, dice Baglioni: daje, un po’ di ritmo e leggerezza. Partono Le Vibrazioni, che tornano sulle scene dopo lungo periodo di pausa: sono sempre Le Vibrazioni. Convincenti. Poi la Hunziker ufficializza la sospensione di Ermal Meta e Fabrizio Moro per la presunta violazione del regolamento: i due cantautori non si esibiranno questa sera. “Sul caso Meta-Moro sono in corso tutti gli accertamenti del caso”, ha annunciato. Ma ecco Nina Zilli con Senza Appartenere.

I ragazzi de Il Volo tornano a tre anni dalla vittoria e cantano Nessun Dorma: è forse un invito? Poi, per il filone dei tributi, omaggiano Sergio Endrigo “che ci manca da tredici anni e che 50 anni fa vinceva Sanremo proprio con Luis Bacalov” e quindi cantano Canzone per te con Claudio Baglioni. Tutto sommato, un bel momento di musica. Ma la gara incombe: tocca a Diodato che con la tromba di Roy Paci invita ad “alzare gli occhi dal cellulare” in Adesso.

Re Pippo ricorda i suoi Festival attraverso un monologo pieno d’amore: “Noi ci siamo conosciuti nel lontano 1958. Allora mio padre ha ceduto alle insistente di mia madre, ha comprato un televisore e ho assistito al Festival di Sanremo. Sono rimasto colpito perché improvvisamente è arrivato un cantante enorme, bellissimo, che diceva ‘volare, nel blu dipinto di blu’. Mamma mia che emozione […] Caro amatissimo e generosissimo Sanremo, mi hai voluto con te per tredici volte. Ho presentato migliaia di cantanti e tutti bravi. Quante canzoni sono rimaste: perché Sanremo è Sanremo e si canta sempre, se si canta una settimana e basta che senso ha? Detengo il record di ascolto con il 74% per la finale ma ho l’impressione che tu caro Claudio mi batterai”. Baudo ricorda le sue scoperte: Laura Pausini, Giorgia, Eros Ramazzotti. Li ha inventati tutti lui.

Quanti bei ricordi, quanti bei Festival con lui, quanta professionalità. Gli si vuole bene. In pochi minuti sul palco ha dimostrato a tutti chi comanda qui. “Dato che c’è tutto questo affetto, questo Festival lo presento io”: e lancia Elio e le storie tese con Peppe Vessicchio (“Lui ha diretto l’orchestra a Carprera con Garibaldi”, ha scherzato). Elio sale sul palco citando la parola “carbonara”: tranquilli, non sono impazziti, era una scommessa con le webstar The Jackal.

Momento ospite con Biagio Antonacci: presenta il suo ultimo successo, Fortuna che ci sei, e lancia un messaggio supercazzola: “La dimostrazione del bene potrebbe anche essere anche uscire di sera, fare una passeggiata, citofonare alla persona che ami e portarla fuori. Fortunatamente che esistono ancora i citofoni”. Poi incrementa le casse Siae di Baglioni con Mille giorni di te e di meOrnella Vanoni incanta anche stasera, mentre per il momento “cul-tura” Pierfrancesco Favino ci regala una clamorosa reinterpretazione di Despacito con Michelle versione ballerina. Lo confermiamo: lui è la rivelazione di questa edizione.

Segue uno scatenato Red Canzian con Ognuno ha il suo racconto, che ha già vinto il premio “canzone con il titolo più brutto delle ultime 30 edizioni”. Però funziona. Impressionante (non per forza in positivo) l’omaggio di Sting all’Italia con Muoio per te di Zucchero. Era proprio necessario?
Ma ecco il momento che tutti stavamo aspettando: il “duetto” fra Claudio Baglioni e Franca Leosini. La signora delle interviste crime incalza il “dittatore artistico” rispondendogli per le rime sulle note di Questo piccolo grande amore. Il risultato non è dei migliori: lo sketch appare come un po’ troppo forzato, ma a lei perdoniamo tutto. Che bella l’emozione nei suoi occhi.
E mentre Ron si appresta a scendere sul palco, che fine ha fatto il povero Renzo Rubino? Ieri si è esibito a notte fonda, stasera è stato ripescato nel tardo pomeriggio (pare che il suo entourage l’abbia scoperto dalla stampa) e fa la sua comparsa alle 23.47 per sostituire Moro/Meta. Pare che ci sia un po’ di malumore, pare. Intanto la redazione del Fatto – ormai con gli occhi che si chiudono a causa della tarda ora  – si congeda. Arrivedorci (a domani mattina).

AGGIORNAMENTO: Annalisa e i Decibel chiudono la gara. Ecco i riempitivi per finire tardi e far aumentare lo share. Ritorna Il Volo con La Vita è Adesso di Baglioni, Roberto Vecchioni con Samarcanda e una fiore contro la violenza sulle donne (“Questa battaglia spetta ai maschi”) e il Mago Forest. A tarda notte quest’ultimo non ce lo meritiamo.

La classifica provvisoria della sala stampa. Tra i blu (in cima): Diodato e Roy Paci, Ornella Vanoni con Pacifico e Bungaro, Ron. Tra i gialli: Le Vibrazioni, Annalisa, Decibel. Tra i rossi (in basso): Nina Zilli, Elio e le storie tese, Red Canzian, Renzo Rubino.