Inforcate gli occhiali scuri, preparate i fazzoletti, listate a lutto le bacheche Facebook, ammainate le bandiere a mezz’altezza. È successo quello che tutti temevano da almeno un paio di puntate: Italo non può più dire “I have the control”. Lo diciamo come lo direbbe lui che a ogni puntata ha voluto rifilarci una decina di metafore da Boeing 767: è stato il peggiore dei suoi atterraggi. Nessun autore televisivo avrebbe mai potuto sognare una scena madre più drammatica e quindi succulenta. Antonia Klugmann ha provato a farlo ragionare, ma era come discutere di etica della responsabilità con un gorilla delle montagne. “Ti sei fatto scudo con la tua saggezza, ma gli altri ti hanno vissuto come un dittatore. Quello che non hai capito è che è veramente forte chi sa vincere se stesso. E tu questa volta non ce l’hai fatta”. Apriti cielo, spalancati terra: “Ho 74 anni e mi sono fatto sulla mia pelle e sulle mie spalle e nessuno mi può insegnare come devo vivere – si difende – Io sono già stato quello che voi siete ma non so se voi sarete quello che io sono”. Mentre tutto sembrava portare a una testata in pieno volto alla Klugmann, Italo ha prima stretto la mano ai giudici e poi ha guadagnato l’uscita sventolando in aria l’indice che diceva no, come un qualunque calciatore diciottenne espulso all’esordio in serie B. “Faccio un favore a tutti, mi tolgo dalle palle” ha declamato davanti alla Klugy che in effetti la volta precedente gliel’aveva chiesto per favore. Un tasso di melodramma, insomma, che una Carmen di Zeffirelli in confronto è la recita di Natale delle elementari Dante Alighieri di Lastra a Signa.