Come le fondatrici, tutte trentenni, di MarraNu. Giulia Nieddu è la portavoce, un’archeologa. Insieme a Elisabetta Amatori, che ha studiato arti grafiche a Faenza dove ha vissuto fino al 2010, a Grazia Brocca – una laurea in lingue e ora animatrice socio-culturale dopo l’esperienza da group leader in progetti Erasmus Plus – e Chiara Chierroni, musicista ed etnomusicologa. A cui si aggiunge appunto l’unico uomo del gruppo, Francesco Delogu, odontoiatra e creativo, che ha un legame sentimentale con una ragazza del gruppo. I cervelli di ritorno puntano alla promozione culturale con metodi alternativi. “Un esempio? il nostro progetto pilota ‘IncantaMundu – spiega Nieddu –. Abbiamo creato un percorso fino all’oggetto finale: un biscotto come mezzo immediato che veicoli il mondo magico di Eugenio Tavolara, il designer e scultore sassarese. Abbiamo preso come modello i suoi animaletti che circondano la Vergine nel portone della Chiesa della Solitudine sull’Ortobene. Hanno forme da culto pagano, erano stati commissionati da Ciusa Romagna e realizzati tra il 1953 e il ’54. Quindi abbiamo creato dei prototipi con le stampanti 3D e per gli stampini definitivi ci siamo affidate alla BAMDesign, un’azienda di livello dell’artigianato metallico”. Così i tradizionali papassini di Nule hanno incontrato la magia e la simbologia di Tavolara.

MarraNu poi collabora con altre realtà: dagli enti pubblici fino all’Ente musicale di Nuoro che cura – da trent’anni – Nuoro jazz. E poi c’è, appunto, la candidatura a Nuoro 2020: “C’è un buon fermento – racconta Giulia – in tanti son tornati e l’idea di base è anche quella di combattere la crisi, soprattutto economica che attanaglia ovviamente il settore culturale”. Durante la Notte dei ricercatori il gruppo è riuscito a coinvolgere i nuoresi e a farli ripensare alle distanze, ai servizi e alle esigenze della loro città: “Abbiamo realizzato un sondaggio da toccare con mano, realizzato su un panno: una mappa dei desideri con i quartieri. Per dare il la abbiamo fornito proposte e idee che derivano dalle nostre esperienze non sarde. Poi, semplicemente, abbiamo ascoltato. Nel ‘cassetto dei sogni’ tutti hanno depositato la loro richiesta: dal mare voluto dai bimbi, fino al cinema in città”. Perché non c’è il cinema? Sorride di gusto mentre spiega: “Sì, ma l’unico è nel centro commerciale della zona industriale, e quello aperto prima era gestito dal sacerdote che curava anche la scelta dei film…”.

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