“Noi abbiamo massacrato il prestigio delle cosche con fatti veri e concreti che devono essere considerati quando si massacra il diritto costituzionale di una comunità di essere rappresentata da chi ha scelto quale sua guida. Questo è inaccettabile per una Nazione che asserisce di essere democratica”. Sulle note de “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano e della canzone “Un senso” di Vasco Rossi, ieri è stato il giorno di Paolo Mascaro, il sindaco di Lamezia Terme, uno dei cinque comuni calabresi sciolto per mafia. Per la cittadina, in provincia di Catanzaro, è la terza volta in 26 anni che subisce l’onta dello scioglimento per i condizionamenti della ‘ndrangheta. Al centro del provvedimento, disposto dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Interno Marco Minniti, c’è l’operazione “Crisalide” nell’ambito della quale nei mesi scorsi sono emersi i contatti tra alcuni affiliati alle cosche e qualche politici locali.

“Avevo chiesto di essere dai ascoltato commissari – spiega il sindaco di centrodestra, durante il suo comizio – Questa richiesta è rimasta disattesa. Questa è l’antitesi dello stato di diritto e della democrazia. L’ho chiesto anche al ministro per difendere la mia terra. Si capisce che quando non si vuole ascoltare è perché la decisione deve essere presa in un certo modo. Quando avremo le motivazioni, dimostrerò in un giorno che non esiste un atto che si possa dire condizionato dalla criminalità. Per Lamezia siamo pronti a dare anche la nostra vita”.

A margine dell’incontro, molti cittadini hanno difeso il sindaco Mascaro. “Non ha gruppi di potere alle spalle e si divertono”. “È uno schifo perché Mascaro stava dando l’anima per la nostra città”. “I figli dei lametini non meritano tutto questo”. “È tutta una cosa politica”. Qualche ora prima, sullo scioglimento del Comune di Lamezia Terme era intervenuto anche il presidente della Regione Mario Oliverio secondo cui “la ‘ndrangheta non ha mai smesso di tendere a condizionare e ad infiltrarsi nelle istituzioni. Lavorare in Calabria è molto più difficile che in Veneto o in Piemonte”. Chi è stato sindaco per due mandati a Lamezia Terme è Giannetto Speranza. Appena eletto, le cosche hanno incendiato il portone del Comune e lui è finito per tre anni sotto scorta: “Provo un sentimento di tristezza perché ho investito dieci anni della mia vita perché volevo riscattare Lamezia, il suo nome e la sua comunità. È molto difficile fare il sindaco in una città come questo”. Ripartire? “Me lo auguro con tutto il cuore che ci siano energie, coesione, concordia e rispetto ognuno dell’altro”