Si era convertito all’islam e aveva imposto il niqab a sua moglie, che non poteva lavorare perché avrebbe significato “buttarla tra gli uomini che guardano”. Riteneva “meritevole” infibulare le figlie e sognava d’andarsene in Arabia Saudita per “poter vivere intensamente la Shari’a“. Non solo: Alfredo Santamato, 42enne di Turi, in provincia di Bari, definì l’attacco terroristico di Berlino “un incidente stradale”, sul suo profilo Facebook condivideva immagini inneggianti al jihad e aveva contatti con persone ritenute vicine all’Islam radicale. Per questo, sospettato dalla Dda di Bari di terrorismo internazionale, è sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale.

Da oggi, però, Santamato, che si fa chiamare Muhammad da quando si è convertito all’islam, ha iniziato un percorso di de-radicalizzazione voluto dalla magistratura barese tra le prescrizioni per la sorveglianza. È la prima volta che un’iniziativa di questo tipo viene applicata in Italia. Il 42enne, ex camionista e ritenuto pericoloso anche per questo, perché il tir di cui disponeva era considerato dal tribunale “una vera e propria arma nelle sue mani”, si è presentato oggi in questura a Bari accompagnato dalla madre e poi, scortato da agenti della Digos, ha raggiunto l’università dove ha tenuto la prima lezione del suo nuovo percorso.

“Mi aspetto che questi incontri possano servire a comprendere gli errori fatti“, ha raccontato l’uomo. Le lezioni avranno cadenza quindicinale e verteranno sui temi dei diritti costituzionali, dell’eguaglianza dei cittadini nella diversità culturale e religiosa, della condizione della donna e, collegato con questo, dei simboli religiosi e dell’abbigliamento femminile.

Fra le linee guida individuate da Università e Tribunale nel percorso di de-radicalizzazione che Santamato dovrà seguire, ci sono anche riferimenti al rilievo penale di alcune condotte, come i maltrattamenti in famiglia, la violenza privata o le mutilazioni rituali che riteneva “meritevoli”, oltre ad approfondimenti sui concetti di democrazia e di rispetto delle libertà fondamentali in nome della convivenza pacifica.