1982 – Plastic Bertrand – Ping Pong

Che ci fa un belga al Festival di Sanremo? Nessuno ha mai saputo spiegarlo. Nemmeno Claudio Cecchetto, conduttore dell’edizione che vide vincere Riccardo Fogli con Storie di tutti i giorni. Tic, tac, tic, tac, tic, tac, la testina di Plastic Bertrand si muove all’unisono con quelle delle sue tre ballerine che lo accompagneranno per l’intera performance sanremese nell’unico brano in lingua francese nella storia del festival (gli autori sono però italiani Depsa, Pinuccio Pirazzoli e Franco Fasano). Ping pong è un boogie-woogie che regala versi come “L’amour est un match qui se joue à deux/ Mais une balle de smash pour gagner le jeu”, e ancora “Ping pong, ping pong/Je t’invite, tu renvoies la balle”, che a confronto il coevo Gioca jouer di Cecchetto è roba da principianti. Plastic che poi all’anagrafe fa Roger Jouret, e che nel 1977 scalò le top ten mondiali con Ça plane pour moi, venne accolto da scroscianti applausi e da tanti di quei “bravo” da for rodere d’invidia Mino Reitano. Nel 2010 Plastic ha confessato che fu il suo produttore Lou Deprijck a cantare nella registrazione di Ça plane pour moi e nei suoi primi quattro album: lui fu invece il finto esecutore pubblico per via del suo aspetto spendibile dal vivo.

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