Gli impianti e le antenne presenti da anni a Monte Cavo (Rocca di Papa, Roma) devono essere spostati dalla zona che è all’interno del Parco regionale dei Castelli romani ovvero dall’area verde V2 con vincolo di inedificabilità assoluta. Va in questo senso anche il Consiglio di Stato che l’8 ottobre 2015 ha emesso un’ordinanza sul ricorso 1041 del 2015 presentato da El Towers Spa, Elettronica Industriale Spa e Rti Spa contro il Comune di Rocca di Papa, Italiana distribuzione audiotelevie Srl ed il ministero dello Sviluppo economico.

In sostanza oggi i giudici hanno dato sei mesi di tempo alle società interessate per trovare un nuovo sito dove spostare gli impianti e le antenne presenti sul territorio di Monte Cavo. In quell’area sono presenti in totale 119 impianti dei quali 48 di trasmissione radiofonica e 66 televisiva oltre ad alcuni di servizi di pubblica utilità. Già in precedenza (dopo 11 anni) il Tar Lazio aveva dato ragione al comune di Rocca di Papa: il 13 novembre 2014 aveva respinto il ricorso di Rti per la riforma di una precedente sentenza dello stesso Tar Lazio per l’annullamento dell’ordinanza sindacale n.135/03 di “ingiunzione allo sgombero demolizione di opere abusive ed alla rimozione degli impianti e delle antenne esistenti” a Monte Cavo. Oggi la proroga è stata concessa per impedire che l’eventuale e immediata messa in opera dell’ordinanza di sgombero potesse creare problemi di cessazione del servizio pubblico connesso alle emittenti radiotelevisive.

Per il Comune di Rocca di Papa è la svolta attesa da anni: “Sono state accolto le nostre tesi difensive specie in relazione ai vincoli legati al territorio dove sono presenti le istallazioni abusive – ha detto il Pasquale Boccia a ilfattoquotidiano.it – I giudici hanno dato sei mesi di tempo per spostare l’impianto, mi auguro che non ci siano scherzetti dell’ultima ora da parte del Governo o chi per esso”. E con una nota ha aggiunto: “È la battaglia per liberare Rocca di Papa dalla brutta ferraglia che occupa abusivamente la vetta di Monte Cavo”. Più pragmatico il parere dell’avvocato Piergiorgio Abbati, che ha rappresentato gli interessi del Comune: “Dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato, adesso Rti si trova alle strette – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it – O decide di far passare i mesi di sospensiva rimanendo a Monte Cavo e correndo il rischio che poi il Comune dia seguito al provvedimento di sgombero, oppure credo sia plausibile debba cercare un altro sito dove installare le strutture”.

Secondo Luigi Medugno, legale di Rti, “l’ordinanza si basa sulla considerazione che venga assegnato ulteriore tempo al fine di stimolare la ricerca di un sito alternativo. Ricerca che non dipende soltanto dalla volontà delle emittenti ma anche dalla disponibilità delle amministrazioni competenti a trovare una collocazione alternativa; non so se il tempo concesso in più sarà sufficiente per risolvere il problema”. E sull’ipotesi di sgombero alla fine della proroga concessa dal Consiglio di Stato, il legale ha aggiunto che “qualora l’impianto dovesse essere smobilitato, buona parte di Roma non vedrebbe più i canali televisivi. Noi siamo pronti a spostarci laddove ci venga messo a disposizione un sito alternativo, il problema alla radice è che nessun Comune vuole ospitare un’allocazione alternativa”.

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