maremmaQuando un anno e mezzo fa Nicola Caracciolo, presidente di Italia Nostra Toscana, riunì a Capalbio il gotha del giornalismo e del mondo accademico italiano per parlare di problemi locali del territorio, l’impressione fu quella di trovarsi al capezzale di un paziente in coma. Il malato si chiamava Maremma. Le patologie avevano nomi noti: l’inceneritore di Scarlino, i gessi rossi della multinazionale Tioxide, la privatizzazione dell’Aurelia, i rischi idrogeologici altissimi praticamente ovunque, il taglio dei collegamenti ferroviari con Firenze e il resto della Toscana.

Su questi problemi, ancora tutti lì a un anno e mezzo da quel grido di dolore lanciato a Capalbio, si innestano e compenetrano i sintomi di una malattia forse anche peggiore, la mancanza di una strategia turistica comune. Ne è testimonianza lo scontro tra il governatore della Toscana Enrico Rossi e Giovanni Lamioni, presidente della Camera di Commercio di Grosseto. Lo scorso maggio, all’inizio di una stagione turistica che si annunciava magra a causa del maltempo e di una mancata destagionalizzazione, si sono scornati discutendo sull’utilità dell’esistenza di un brand Maremma. Il primo è contrario a uno “spezzatino” del marchio Toscana, il secondo favorevole alla pubblicizzazione di quello “Maremma”. Il Salento intanto ringrazia.

Colpisce che una terra che dovrebbe fare dell’accoglienza su un territorio bello e selvaggio il suo cavallo di battaglia, non riesca ad aprirsi cuore e anima ai turisti. Neanche un anno fa il Movimento 5 Stelle di Grosseto denunciava in un post sul proprio sito una “mancanza di cultura dell’ospitalità in Maremma”, con vere e proprie “gare fra chi riesce meglio e più efficacemente a far scappare i turisti”. Il riferimento era all’incendio doloso della pineta di Marina del 2012, che aveva distrutto 55 ettari di terra e provocato danni per oltre un milione di euro. Incendio a cui, secondo i 5 Stelle, non era seguito alcun serio progetto di manutenzione. O ancora al territorio del comune di Scarlino, dove è stato costruito l’inceneritore più inquinante e discusso della Maremma. Non molto distante, nella cava di Montioni, la Huntsman Tioxide ha accumulato per anni tonnellate di gessi rossi, lo scarto della produzione di biossido di titanio, fino a formare quella che da queste parti viene chiamata “La montagna di Marte”. Sarà anche per questo motivo che lo scorso luglio la multinazionale ha inaugurato un nuovo impianto che consentirà di ridurre in parte gli scarti del processo industriale.

Mentre le multinazionali costruiscono impianti da 38 milioni di euro c’è chi, come l’assessore al turismo del Comune di Manciano, Giulio Detti, prova a gestire un minuscolo budget per organizzare la Festa della Maremma, che lo scorso maggio ha portato nella piazza di questo paesino del grossetano alcuni dei tanti piccoli imprenditori agricoli e agrituristici della zona. L’idea di condividere con gli abitanti di Manciano e con i turisti i prodotti tipici maremmani ha avuto un buon successo. Soprattutto è servita per offrire un po’ di visibilità ai produttori enogastronomici locali, e per incentivarli ad uscire dalle trincee dei propri agriturismi e a fare sistema con le istituzioni, in modo da attrarre nuovi turisti.

A poco servono queste iniziative se però non si rafforzano i collegamenti sul territorio. Da anni i sindaci locali e le associazioni dei pendolari lamentano la riduzione dei treni veloci da a per Grosseto, la porta principale da cui partire per l’entroterra maremmano, un territorio che per conformazione può essere raggiunto solo in macchina guidando su strade, come la Senese Aretina, che soffrono di carenza di manutenzione.

A proposito di auto: a breve dovrebbero arrivare dal Governo con la manovra Sblocca Italia 270 milioni di euro nelle tasche della Sat, la società che sta costruendo l’autostrada Tirrenica, la Tav Maremmana. Quando i lavori saranno terminati l’Aurelia, la prima strada consolare italiana, diventerà un percorso a pedaggio. Dove oggi non si paga nulla, domani bisognerà aprire il portafoglio per andare da Grosseto sud a Cecina Nord.

Ha senso spendere centinaia di milioni di euro quando ne basterebbero meno della metà per ammodernare quella che al momento è una superstrada gratis? È pensabile che le Bandite di Scarlino, 8700 ettari di boschi sul Golfo di Follonica, offrano ai turisti poco più che qualche percorso per il trekking e le mountain bike? È possibile, ancora, che ci sia voluto più di un anno e mezzo dalla terribile alluvione che nel 2012 ha spazzato via decine di aziende agricole e fatto danni per 60 milioni di euro, prima di validare il progetto definitivo per la ristrutturazione della scuola elementare di Albinia?

Domande e dubbi, aggravati da una crisi economica che anche in questo territorio sembra senza fine. Secondo le ultime statistiche diffuse dalla Cna di Grosseto, negli ultimi 6 anni in Maremma quasi 500 aziende artigiane hanno dovuto chiudere i battenti. E i profitti sono calati anche per le strutture che offrono servizi di lusso, come le Terme di Saturnia, inserite dalla Cnn tra i migliori centri termali del mondo nel 2013. In queste acque benefiche per la mente e il corpo, si vedono ammollo sempre meno italiani, rimpiazzati dai turisti russi. Si spera almeno che qualche volta escano dalle Terme, per spendere un po’ dei loro soldi in una terra bellissima che può e deve risvegliarsi dal brutto sogno in cui è finita per colpa di una politica poco attenta alle logiche del turismo e di un forte immobilismo degli grandi imprenditori locali.

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