Per capire il decreto di ieri, l’ennesimo della serie “Salva-Ilva”, basta raccontare questo fatto. Pochi giorni fa ho incontrato il Prefetto di Taranto, Claudio Sammartino, a cui spetta il compito di multare l’Ilva per le violazioni dell’Aia. PeaceLink aveva chiesto al Prefetto di “applicare la legge”, come pure il Fondo Antidiossina.

Quando mi sono presentato di fronte al Prefetto, ho fatto presente che vi erano state ben due visite ispettive dell’Ispra (l’ente di controllo del Ministero dell’Ambiente) che avevano certificato il non rispetto delle prescrizioni autorizzative dell’Ilva (la cosiddetta Aia. L’ultima ispezione di settembre era passata quasi inosservata ma evidenziava violazioni dell’Aia reiterate nel tempo.

“E allora dove stanno le sanzioni?”. Alla mia domanda il Prefetto, con calma e cortesia, ha fatto presente che l’iter sanzionatorio era stato avviato da tempo. E stava per essere completato: doveva essere deciso solo l’ammontare della multa. La multa parte da un minimo di 50 mila euro fino a un decimo del fatturato (un’enormità). 

“E se arriva il nuovo decreto Salva-Ilva?”. Alla mia nuova domanda il Prefetto si è stretto nelle spalle e ho subito capito che era lì la ragione del nuovo decreto “Salva-Ilva”.
La precedente legge “Salva Ilva” aveva infatti un problema: non sospendeva l’iter della sanzione. Lo aveva spiegato il Garante dell’Aia (ora rimosso).
Ed eccoci all’epilogo: con il nuovo decreto l’Ilva scansa la mega-multa che poteva arrivare fino a un decimo del fatturato.
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