Non votatelo! Con questo accorato appello, abbiamo scritto questa mattina ai membri della Camera dei Deputati, affinché non votino la trasformazione in legge del DL 207/2012, il cosiddetto Decreto Legge “Salva Ilva”.

Il nostro appello giunge a poche ore dal voto, ma non vogliamo darci per vinti, perché siamo convinti che una Legge così fatta non tuteli il diritto alla salute dei lavoratori e dei cittadini tarantini e non, poiché la sua applicazione non riguarda solo lo stabilimento tarantino, bensì “l’operatività degli stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale” come cita il titolo del DL stesso.

I miglioramenti in materia sanitaria apportati dalle competenti Commissioni al testo originale del decreto legge, seppure apprezzabili, si riferiscono unicamente alla gestione dell’emergenza sanitaria tarantina, mancando di una visione strategica e di ogni approccio in termini di prevenzione.

Tra i tanti punti negativi, sono sette quelli che ci allarmano particolarmente.

Anzitutto, lede la gerarchia dei diritti garantiti dalla Costituzione Italiana, subordinando la tutela della salute, dell’ambiente, del diritto a un lavoro salubre, sicuro e dignitoso alle esigenze della produzione industriale.

In secondo luogo, viola l’art. 41 della Costituzione, che individua nel divieto di recare danno alla sicurezza, libertà e dignità umana limiti invalicabili all’esercizio dell’iniziativa economica privata.

Vanifica gli effetti di provvedimenti legittimamente adottati dalla Magistratura, travalicando pericolosamente le attribuzioni dell’Esecutivo ed incrinando, di conseguenza, l’equilibrio istituzionale, i principi che connotano la funzione giurisdizionale e la separazione dei Poteri, le fondamenta stesse dello Stato di Diritto.

Inoltre, crea un pericoloso e preoccupante precedente e apre spazi incontrollabili di abuso, estendendo a tutti gli stabilimenti industriali “di interesse strategico nazionale” la possibilità di autorizzare, in via derogatoria, la prosecuzione della produzione, anche in presenza di provvedimenti di sequestro emessi dall’Autorità giudiziaria sui beni dell’impresa titolare.

Un altro problema riguarda poi la attribuzione di forza di legge ad un provvedimento amministrativo, come già evidenziato anche negli articoli del “Fatto Quotidiano”, cioè l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata il 26 ottobre di quest’anno all’Ilva con decreto del ministro, che non ha natura integrata in quanto si limita a regolamentare unicamente le emissioni in aria e che non riduce al minimo la produzione di acciaio.

Il decreto, inoltre, ripone nuovamente la fiducia dello Stato nella proprietà dell’azienda, concedendo tempi comodi a interventi di risanamento ambientale rimandati in modo colpevole e premeditato per anni, né prevede, se non in via del tutto residuale, forme serie e sufficienti di intervento dello Stato in termini di esproprio e, al di là di una blanda sanzione pecuniaria, nessuna garanzia fideiussoria comparata alla reale portata degli investimenti necessari.

In ultimo, ma certo non in ordine di importanza, non restituisce, se non in minima parte, al welfare di Taranto, in termini di piano sanitario e ambientale speciale per una città devastata in particolare dalle malattie oncologiche, nulla di quanto le è stato sottratto con i reati contro l’ambiente e col ricorso sistematico ad atti di corruzione, intervenendo unicamente sulla gestione dell’emergenza e non su quella dei problemi futuri.

Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva onlus e Fernando D’Angelo, segretario regionale di Cittadinanzattiva Puglia.

Per maggiori informazioni sulle nostre attività sull’Ilva, documenti ufficiali, studi e proposte avanzate dal Comitato tarantino Altamarea, clicca qui. 

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