Una doppia verifica sulla denuncia presentata dalla madre di Noemi Durini per le violenze che il suo fidanzato 17enne avrebbe inflitto alla figlia è stata avviata dal ministro della Giustizia e dal Consiglio superiore della magistratura.

Dopo l’omicidio della 16enne di Specchia, in provincia di Lecce, è emerso infatti che sua madre aveva presentato negli scorsi mesi una o più denunce nei confronti del minorenne, perché più volte la figlia sarebbe tornata a casa con lividi e segni di percosse.

Ma gli esposti della madre non avevano mai prodotto alcun provvedimento cautelare nei confronti del ragazzo, come il divieto di avvicinarsi alla sedicenne. Ne erano nati due procedimenti: uno penale per violenza privata, l’altro, civile, per verificare il contesto familiare in cui vive il giovane e se fossero in atto azioni per porre fine alla sua indole violenta.

Per questo il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha avviato tramite l’ispettorato accertamenti preliminari sulla procura per i minorenni di Lecce sul cui tavolo erano arrivate le denunce. Contestualmente la prima commissione del Csm ha chiesto al comitato di Presidenza l’apertura di una pratica sul caso per comprendere se vi siano stati errori o ritardi nel lavoro del pm al quale erano state affidate le indagini.

Una versione su come potrebbero essere andate le cose l’ha fornita il sindaco di Specchia, Rocco Pagliara: “A posteriori sto cercando di ricostruire un po’ di problemi che sicuramente c’erano in questa famiglia, in questo rapporto tra i ragazzi. Il Tribunale dei minori, su denuncia della madre presentata nel mese di luglio, ci ha chiesto una relazione sociale che abbiamo prontamente dato – ricostruisce il primo cittadino – e proprio in questi giorni, subito dopo la scomparsa, ci è arrivato un decreto da parte del Tribunale dei Minori che, avendo preso in esame questo caso, disponeva alcune prescrizioni che purtroppo sono ormai passate”.

Erano prescrizioni, precisa Pagliara, “a carico della ragazza” in quanto il fidanzato risiede nel vicino paese di Alessano. “C’era un affidamento ai servizi sociali fino a ottobre poi il caso sarebbe stato riesaminato – aggiunge – Evidentemente questo è stato accertato nel corso di indagini da parte del tribunale dei minori”.