Undici milioni di italiani mangiano ogni giorno fuori casa e circa la metà lo fanno in una mensa scolastica dove si stima uno spreco di circa 870mila tonnellate annue di cibo dovuto ad acquisti ed ordinazioni errate ed in particolare ad una sbagliata impostazione dei menù previsti nei capitolati d’appalto. A correre al riparo di fronte a questa fotografia e a seguito delle polemiche nate nella guerra tra i fans del panino da casa e quelli della mensa scolastica uguale per tutti, ora è il Governo con un disegno di Legge sulla ristorazione collettiva. Il Ddl 2037 presentato nel 2015 è tornato in questi giorni sul tavolo della Commissione agricoltura del Senato e prossimamente di quella dell’Istruzione prima di approdare presto in aula. La normativa che include tutti i tipi di mensa (ospedaliera, assistenziale e scolastica) ha come obiettivo quello di uniformare la nostra legislazione sull’affidamento e lo svolgimento della ristorazione alle disposizioni dell’Unione europea. Nell’ultima bozza uscita dalla Commissione vi è un passo importante perché viene chiarita la questione del “panino da casa” con una riga all’articolo 5: “I servizi di ristorazione scolastica sono parte integrante delle attività formative ed educative erogate dalle istituzioni scolastiche”.

Ma non solo. Il disegno di legge interviene sulle procedure di selezione dell’offerta. Nel testo in esame è previsto che “le procedure di selezione dell’offerta avvengano sulla base del criterio dell’offerta più vantaggiosa ma dev’essere comunque garantita l’adozione di una formula di che garantisca la preminenza del criterio della qualità”. Una revisione del sistema di ristorazione sulla quale Cittadinanzattiva ma anche Slow Food da anni impegnate sul tema puntano gli occhi. Proprio in questi giorni Adriana Bizzarri, responsabile scuola di Cittadinanzattiva ha fatto pervenire una nota alla commissione agricoltura dove solleva una serie di questioni: “Abbiamo chiesto che tra i soggetti da consultare per elaborare le linee guida oltre alle associazioni rappresentative della filiera agroalimentare e l’Anci vi siano anche le organizzazioni civiche e i coordinamenti di commissioni mensa che dovrebbero occuparsi anche della fase di monitoraggio e controllo”.

Proposte tenute in considerazione all’articolo 10 “dove – spiega la senatrice Stefania Pezzopane, firmataria del ddl – si prevede che le istituzione pubbliche che hanno proceduto all’appalto di tali servizi coinvolgano i diretti fruitori anche attraverso organizzazioni civiche” che si occuperanno del monitoraggio dei parametri stabiliti nel bando di gara. Ma non basta. Se nella prima bozza vi era l’introduzione dell’educazione alimentare per Legge ora sembra essere sparita. Bizzarri chiede percorsi formativi in merito all’educazione alimentare rivolti agli insegnanti e nota come nel testo della proposta di Legge non vi sia alcun accenno alle commissioni mensa. Sulla refezione scolastica anche la senatrice Enza Blundo dei 5Stelle sta valutando di presentare degli emendamenti relativi al costo standard delle tariffe. E Francesca Rocchi, vice presidente di Slow Food Italia sottolinea che “questo testo di legge sulla ristorazione scolastica finalmente riporta al centro della scuola l’importanza che la stessa deve avere nella vita dei nostri futuri cittadini, quello di accoglienza e sviluppo che include e interpreta anche gli importanti momenti passati in mensa. La formazione per gli insegnanti, citata anch’essa nel nuovo testo, diventa fondamentale per creare quell’humus generatore di dialogo e di creazione della comunità scolastica che da tempo auspichiamo per i nostri figli. A patto però che questo avvenga per tutti, nessuno escluso, perché nutrirsi ed imparare é un diritto per noi inalienabile”.