Tra le vittime dell’attentato terroristico che ieri ha colpito un convoglio di autobus e ambulanze che stava evacuando profughi, in gran parte sciiti, in fuga dalla regione di Aleppo, si sarebbero stati almeno 68 sono bambini e 13 le donne secondo l’Osservatore siriano per i diritti umani (Ondus) il bilancio dell’attentato kamikaze è salito a 126 morti.
Le operazioni di evacuazione dei civili sono riprese oggi: almeno 3000 siriani saranno trasferiti da Foua e Kfarya, mentre altri 200, in maggioranza combattenti, saranno evacuati da Zabadani e Madaya. Oggi Papa Francesco ha fatto appello agli “sforzi di quanti si adoperano attivamente per portare sollievo e conforto alla popolazione civile in Siria, l’amata e martoriata Siria, vittima di una guerra che non cessa di seminare orrore e morte. È di ieri l’ultimo ignobile attacco ai profughi in fuga che ha provocato numerosi morti e feriti”. Ha chiesto quindi pace per tutto il Medio Oriente, per l’Iraq e lo Yemen. Poi per il Sud Sudan, il Sudan, la Repubblica Democratica del Congo, i cui conflitti sono aggravati da una “gravissima carestia”.

Secondo le ricostruzioni concordanti dei media locali, l’esplosione è stata causata da un pick-up bomba guidato da un attentatore suicida. Il pick-up bomba doveva essere sul posto per distribuire cibo e bevande alle centinaia di persone che sostavano a Rashidin dalla mattina. Per soccorrere i numerosi feriti sono state usate anche ambulanze messe a disposizione per completare l’evacuazione dalle varie città assediate, tra cui mezzi di soccorso affidati all’ala siriana di al Qaida, che è parte integrante dell’accordo raggiunto con gli Hezbollah e con la mediazione di Iran e Qatar. A Rashidin erano arrivati in circa due mila persone. Altre due migliaia circa erano arrivate provenienti da Madaya e Zabadani, altre due località assediate nella regione di Damasco, centinaia di chilometri più a sud. L’accordo di evacuazione era stato raggiunto “per ragioni umanitarie” dopo anni di assedio militare.

Le condizioni dell’evacuazione erano state messe in discussione dopo la partenza dei bus. Motivo, questo, per cui il convoglio filogovernativo si trovava a sostare a Rashideen, mentre quello ribelle sarebbe stato a sua volta bloccato nei pressi di Ramouseh. Le forze anti-Assad, aveva riferito ieri all’agenzia cinese Xinhua una fonte che ha chiesto l’anonimato, avrebbero chiesto che i primi a essere evacuati da Kafaraya e Foa fossero i combattenti. Una richiesta rifiutata per il timore che gli stessi ribelli potessero attaccare le città una volta che queste fossero rimaste sguarnite. Poco dopo è avvenuto l’attentato.