“Non abbiamo avuto la sensibilità per capire Maria Rita Logiudice che domenica mattina si è tolta la vita”. Le parole del procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho sono pesantissime. Una sorta di mea culpa che riguarda tutte le istituzioni calabresi. Nessuna esclusa.

A margine della conferenza stampa per gli arresti dell’operazione “Recherche” contro la cosca Pesce, il magistrato è intervenuto in merito al suicidio della figlia di Giovanni Logiudice, esponente dell’omonima famiglia mafiosa e fratello dei più noti Luciano e Nino Logiudice, rispettivamente braccio imprenditoriale della cosca e collaboratore di giustizia.

Venticinque anni, appena laureata e di ritorno da un viaggio studio a Bruxelles e a Fancoforte, Maria Rita Logiudice si è suicidata lanciandosi dal secondo piano della sua abitazione senza lasciare alcun biglietto per spiegare il motivo.

“Questo è un episodio gravissimo – ha affermato Cafiero De Raho – che credo debba toccare la coscienza di tutti. Siamo tutti responsabili di un fatto come questo. Avevamo una ragazza che si è fatta strada per la propria onestà nella vita scolastica, ha conseguito una laurea e quella laurea era lo strumento per sottrarsi totalmente alla propria generazione e a quella famiglia di ‘ndrangheta tristemente nota in questa città, in tutta la Calabria e anche altrove. Una persona così può essere veramente il cambiamento della Calabria”.

Un cambiamento che per il procuratore si avrà solo “quando le famiglie di ‘ndrangheta capiranno che l’onestà premia e avvantaggia più della criminalità e della ricchezza. L’etica dà una soddisfazione interiore che non appare. Noi avevamo una ragazza che questo aveva trovato: lo studio e il proprio futuro. Eppure l’abbiamo persa perché non abbiamo avuto la sensibilità di comprendere che vi sono momenti in cui tutti devono concorrere. Io ho parlato con il prefetto, con il presidente del Tribunale Luciano Gerardis, con Giovanni Ladiana (il padre gesuita che guida il movimento ‘Reggio non tace’), con tutti quelli che mi sembrano particolarmente sensibili. Don Luigi Ciotti mi ha chiamato con le lacrime agli occhi sapendo di questo perché è un fatto di una gravità senza pari. Se noi perdiamo queste occasioni per recuperare la libertà, l’onestà, l’etica non abbiamo più nessuna speranza per il futuro. Se diciamo ai ragazzi ‘cambiate vita’ e poi quando lo fanno, li isoliamo e li emarginiamo senza dargli nessun sostegno, è sbagliato”.

Occorre naturalmente fare delle distinzioni tra chi studia per un futuro migliore e chi è destinato a diventare colletto bianco delle cosche: “È certo che dobbiamo distinguere. Quelli che prendono il titolo di studio perché poi devono essere funzionali alla cosca di appartenenza vanno isolati ed emarginati. Ma se c’è qualcuno che studia perché vuole liberarsi dalla propria famiglia di ‘ndrangheta, credo che a questo dobbiamo dare il massimo sostegno. Dobbiamo avere esempi che si moltiplicano nel nostro futuro e dobbiamo fare tutto ciò che è necessario perché fatti di questo tipo non avvengano più”.

In città, intanto i funerali, che erano previsti per domani, saranno rinviati perché la famiglia Logiudice, con un esposto presentato dall’avvocato Renato Russo, ha chiesto alla Procura la perizia autoptica sul corpo della ragazza. La madre, il padre e il fratello sospettano che Maria Rita sia stata indotta, a sua insaputa, a qualche sostanza stupefacente. Il pubblico ministero ha disposto il sequestro del cadavere e presto ci sarà l’autopsia.