Il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone ha affidato al sostituto Elisabetta Cennicola la delega per un nuovo fascicolo sul caso del duplice omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, con l’ipotesi di reato di falso in atto pubblico, calunnia e favoreggiamento. Al momento il procedimento è a carico di ignoti.

I nuovi accertamenti – che puntano a ricostruire l’ipotesi di un vero e proprio depistaggio delle indagini – sono nati su impulso dei legali di Luciana Alpi, madre di Ilaria, che nei giorni scorsi aveva pubblicamente indicato i tanti punti oscuri della vicenda. Lo scorso gennaio la corte di Appello di Perugia aveva depositato le motivazioni della sentenza di revisione della condanna a 26 anni di reclusione per il somalo Hashi Omar Hassan, accusato di aver fatto parte del commando che uccise Alpi e Hrovatin.

Quel giudizio del Tribunale di Roma – poi annullato definitivamente dai giudici di Perugia – si era basato soprattutto sulla testimonianza di un altro somalo, Ahmed Ali Rage, detto Gelle. L’uomo era stato portato in Italia il 10 ottobre del 1997 dall’allora rappresentante speciale per la Somalia ambasciatore Giuseppe Cassini, che lo aveva individuato e ascoltato a Mogadiscio qualche mese prima. Gelle, dopo essere stato interrogato dalla Digos di Roma e dal pubblico ministero Franco Ionta, titolare all’epoca del fascicolo sul duplice omicidio, era sparito, lasciando definitivamente l’Italia. Nel verbale agli atti delle indagini aveva indicato Hashi Omar Hassan come uno dei sette uomini che bloccarono la jeep di Ilaria Alpi, aprendo il fuoco e uccidendola insieme a Miran Hrovatin. Un’accusa che, però, non ha mai sostenuto in udienza, lasciando definitivamente l’Italia prima dell’inizio del processo.

Già nel 2002, quando la notizia della condanna di Hashi era diventata pubblica, Gelle aveva confessato al giornalista somalo Aden Sabrie di aver mentito in cambio di promesse di denaro da parte di “autorità italiane” e di non sapere nulla in realtà sul caso Alpi. Nel 2008 la Procura di Roma avviò una prima indagine per calunnia nei suoi confronti, che si concluse con un nulla di fatto del 2012: Gelle venne assolto perché non era possibile comparare la sua voce con la registrazione delle sue parole di smentita del 2002, realizzata da Sabrie, in quanto irreperibile.

La svolta arriva nel febbraio 2015. L’inviata di Chi l’ha visto Chiara Cazzaniga incontra Gelle in Inghilterra e lo intervista. Anche in quella occasione il testimone conferma di aver mentito e che gli erano stati offerti soldi e un visto per l’Italia. Un anno dopo viene sentito dalla Procura di Roma in rogatoria, mettendo nero su bianco il suo racconto; davanti agli investigatori italiani Gelle affermerà, tra l’altro, di non riconoscere la firma sul verbale del 1997. Questa sua ultima testimonianza sarà la chiave di volta nel processo che ha scagionato definitivamente Hashi Omar Hassan, dopo 16 anni di carcere da innocente.