“Sui flussi di denaro si gioca gran parte dell’equilibrio. Ragioniamo sul Decreto Reggio, io quelle sono cose che posso… se lei mi chiede dei rapporti glieli posso confermare”. L’ex sottosegretario della Regione Calabria Alberto Sarra, arrestato nell’inchiesta “Mamma Santissima”, apre uno squarcio sui milioni di euro che da oltre vent’anni arrivano in riva allo Stretto grazie al “Decreto Reggio”. Lo fa confermando i sospetti che il sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo e i carabinieri del Ros hanno dal 2010, cioè dalla vicenda che vide protagonista il presidente della Provincia Giuseppe Raffa. Quest’ultimo, dopo l’elezione di Giuseppe Scopelliti alla Regione, aveva preso il suo posto al comune di Reggio Calabria diventando sindaco facente funzioni.

Ma oltre lo scranno più alto di Palazzo San Giorgio, Raffa, anche lui esponente di Forza Italia, doveva “ereditare” il ruolo di funzionario delegato per il “Decreto Reggio” riconosciuto al sindaco dalla legge 246 del 1989. Nel dettaglio si parla di circa 14 milioni di euro all’anno che il ministero delle Infrastrutture affida al “funzionario delegato” per i lavori pubblici che devono essere realizzati a Reggio Calabria.

Su questo punto nascono i problemi perché la ‘ndrangheta e la borghesia mafiosa contigua con la politica reggina vogliono la fetta più grossa della torta. Flussi di denaro ai quali, ieri come oggi, ha guardato con estremo interesse Paolo Romeo, l’ex parlamentare del Psdi già condannato per concorso esterno con la ‘ndrangheta e principale indagato del processo “Gotha”. Nel suo salotto, infatti, la Dda, ha intercettato funzionari pubblici, politici e imprenditori che discutono di chi deve manovrare quei milioni di euro. Così è stato nel 2002 quando Demetrio Naccari (diventato sindaco facente funzioni dopo la morte di Italo Falcomatà) fu spogliato di quel ruolo in attesa che Scopelliti vincesse le elezioni comunali e potesse sostituirlo. Così è stato anche nel 2010 quando il funzionario del “Decreto Reggio” Giovanni Artuso entrò nell’ufficio di Giuseppe Raffa per convincerlo a firmare una lettera con la quale, sostanzialmente, sarebbe stato lui stesso a chiedere al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di confermare Scopelliti “nella qualità di funzionario delegato”.

Raffa si rifiutò e venne contatto da Scopelliti: “Mi chiese – fa mettere a verbale – le ragioni del rifiuto”. Nell’ufficio del sindaco facente funzioni, a quel punto, spuntarono “Gianni Artuso, il dottore Luigi Rossi, funzionario delegato alla spesa e il dottore Pasquale Melissari, esperto delle problematiche legali del Decreto Reggio. Mi hanno ribadito – racconta Raffa al pm Lombardo – l’invito a firmare, dicendomi che non avevo ragione di oppormi. Io ho replicato che doveva essere il Ministero ad assumere una decisione e che non toccasse a me rinunciare come prospettato dalla lettera. Dopo tale incontro la dottoressa Pallavicini, direttore generale del Ministero delle Infrastrutture, mi inviò una lettera in cui mi si chiedeva un nulla-osta all’attribuzione ad altro soggetto dei poteri di funzionario delegato”. “Al fine di garantire continuità d’azione con l’attività sinora svolta dal dott. Giuseppe Scopelliti, – è scritto nella lettera del direttore generale Maria Pia Pallavicini e indirizzata a Giuseppe Raffa– ove nulla osti da parte della S.V., quest’amministrazione procederà alla conferma quale funzionario delegato per gli interventi della legge 246/89, del dott. Giuseppe Scopelliti”.

La missiva arrivata dal ministero – che all’epoca era guidato da Altero Matteoli e dal sottosegretario delegato Mario Mantovani – avrebbe potuto essere quindi un assist per Scopelliti e i suoi. Sostenendo, invece, di essere “nella pienezza dei poteri”, Raffa alla fine riuscì a resistere. Erano mesi in cui l’impasse sul “Decreto Reggio” avevano di fatto isolato Giuseppe Raffa che doveva fare i conti non solo con i “poteri forti” che volevano consentire a Scopelliti di continuare a gestire i milioni di euro del Ministero delle Infrastrutture, ma anche con una crisi politica fatta di riunioni di giunta e di consiglio che andavano deserte perché la sua maggioranza non si presentava. “L’architetto Artuso mi ha detto – racconta Raffa ai pm – che le mie difficoltà politiche derivavano proprio da questa vicenda del funzionario delegato per il Decreto Reggio, aggiungendo che se io avessi firmato la lettera tutto si sarebbe risolto”.”La vicenda in trattazione, in definitiva – si legge nell’informativa –  consente di valutare – in termini concreti – l’interferenza realizzabile sull’ordinario funzionamento degli organi costituzionali per effetto della preventiva determinazione degli equilibri politici in seno ad essi”

Una coincidenza che non ha lasciato indifferente la Direzione distrettuale antimafia che vuole vederci chiaro. Soprattutto dopo la premessa dei carabinieri del Ros che, in un’informativa, scrivono: “L’interesse verso la gestione dei fondi del cosiddetto Decreto Reggio è una delle tematiche che ha assorbito l’attenzione del Romeo e dell’imprenditoria mafiosa. Attraverso Alberto Sarra, Giuseppe Scopelliti e altri, dunque, la ‘ndrangheta è divenuta sovraordinato e costante interlocutore dell’ente pubblico ed ha potuto, in concreto, attingere in maniera cospicua alle risorse pubbliche destinate ai lavori pubblici ed a quelle relative ai fondi del Decreto Reggio”. Sarra nel suo interrogatorio fa capire di sapere molto di più di quello che dice: “Chercher l’argent ou chercher la femme. – dice al pm Lombardo – La femme l’abbiamo già… Sui flussi di denaro si gioca gran parte dell’equilibrio”. E il denaro a Reggio passa dai lavori finanziati dal Ministero delle Infrastrutture.