La chat con cui Virginia Raggi, Daniele Frongia, Salvatore Romeo e Raffaele Marra si scambiavano messaggi, idee e comunicazioni?  “Sono pronto a farla leggere agli inquirenti quando vogliono: non ho segreti”, dice l’ex vice sindaco della Capitale. Dopo che ieri Romeo aveva auspicato che quei messaggi rimanessero segreti“Se ci sono gli omissis nelle carte dell’inchiesta, tali devono rimanere, perché non hanno rilevanza penale”, aveva dichiarato – adesso sulla questione interviene un altro dei componenti di quel gruppo Whatsapp battezzato “Quattro amici al bar“.

E la sua opinione è di segno opposto rispetto a quella dell’ex capo della segreteria politica del sindaco capitolino. “Il mio cellulare è a disposizione della procura e quindi dei magistrati. Non ho cancellato alcuna conversazione. Le conservo tutte sul mio cellulare, sono pronto a farle leggere agli inquirenti quando vogliono: non ho segreti”, dice l’ex vice di Virginia Raggi in un’intervista rilasciata al Messaggero e Corriere della Sera . Quanto agli omissis di quella chat, Frongia specifica che non celano  “niente di scandaloso”, anche se “non mi sembra che facciano parte dell’inchiesta della procura”. Nei giorni scorsi, a chiedere che quei messaggi venissero depositati nell’inchiesta a suo carico era stato Marra: entro l’8 gennaio il tribunale del Riesame deve decidere se scarcerare o meno l’ex vice capo di gabinetto arrestato lo scorso 16 dicembre. 

È proprio in quella fase che che Frongia perde i gradi di vice sindaco. L’ex braccio destro della Raggi spiega poi di non aver “mai saputo nulla” di cimici piazzate in Campidoglio. “Anche io – ha spiegato – sono salito sul tetto di Palazzo Senatorio, un paio di volte al massimo per qualche riunione, poi in un’altra occasione con una comitiva di giapponesi per un tour del Campidoglio ma delle cimici non ne so nulla”. Anche in questo caso, a parlare di microspie nel municipio romano era stato Romeo.  “Io e Virginia Raggi – aveva detto  – sapevamo delle cimici in comune dal secondo giorno di governo della città”.  “Io per sei mesi ho lavorato sempre a fianco di Virginia, abbiamo parlato molto sia nella mia stanza che nella sua e non ci siamo mai preoccupati di nulla. Se ci fosse stata la fobia delle microspie magari ci saremmo comportati diversamente, non crede? Ma poi, di cosa avremmo dovuto parlare di così scottante?”, dice invece oggi Frongia. La procura di Roma, in ogni caso, ha smentito di avere ordinato attività d’intercettazione in Campidoglio dopo l’insediamento della Raggi.