Raffaele Marra resta in carcere. I giudici del tribunale del Riesame di Roma, infatti, si sono riservati di decidere sulla scarcerazione dell’ex capo del personale del Campidoglio. Parere negativo sull’eventuale scarcerazione del il funzionario, arrestato il 16 dicembre scorso, è stato espresso dal pm Barbara Zuin , che ha ribadito la tesi dell’accusa: i 370 mila euro dati al dirigente comunale dall’immobiliarista Sergio Scarpellini per l’acquisto di una casa servivano per ottenere favori.

Ricostruzione contestata dall’avvocato Francesco Scacchi secondo il quale quella somma di danaro non solo era un semplice prestito, ma che l’incarico ricoperto dal suo assistito nel 2013 non gli avrebbe comunque consentito l’eventuale contropartita sotto forma di favori. A questo punto il Riesame ha tempo fino all’8 gennaio per esprimersi sulla richiesta di revoca dell’ordinanza di custodia in carcere, o in subordine, di concessione dei domiciliari.

Sempre al tribunale del Riesame, Marra ha chiesto di depositare i contenuti della chat di Whatsapp di cui faceva parte insieme alla sindaca della Capitale Virginia Raggi, al suo ex vice Daniele Frongia e all’ex capo della segreteria politica del primo cittadino, Salvatore Romeo. L’avevano ribattezzata “Quattro amici al bar” e la usavano per scambiarsi opinioni, commenti, idee per l’amministrazione di Roma.

Come raccontano Il Messaggero e Il Corriere della Sera, quelle conversazioni cominciate il 7 luglio – giorno d’insediamento di Raggi – sono state acquisite dai magistrati insieme alla gran parte di documenti trovati in casa di Marra: documenti cartacei, appunti, ma anche email e pen drive. Il sospetto degli inquirenti è che il funzionario utilizzasse un account intestato alla moglie. Per Marra l’utilizzo in sede processuale del contenuto di quei messaggi Whatsapp può essere utile alla sua difesa.

Una chat che raccoglie i commenti in presa diretta di tutte le fasi calde dei primi sei mesi di amministrazione grillina di Roma. Dalle dimissioni di assessori e dirigenti importanti come Marcello Minenna e Carla Raineri, ai rapporti con Luigi Di Maio, fino all’indagine sull’ex assessore all’ambiente Paola Muraro.