“La Bce e la Commissione europea devono verificare e assicurarsi che le autorità italiane rispettino le regole europee”. La richiesta, che riguarda chiaramente l’intervento pubblico sul Monte dei Paschi di Siena in queste ore al vaglio comunitario, arriva direttamente dal ministero delle Finanze tedesco. Il dicastero di Wolfgang Schäuble, riferiscono Bloomberg e Reuters, ha commentato in una nota il piano Salvarisparmio varato dal governo Gentiloni, spiegando che la ricapitalizzazione precauzionale delle banche tramite l’intervento dello Stato può concorrere alla soluzione dei problemi “soltanto in circostanze eccezionali” e “nel quadro di regole stringenti” che “non devono essere eluse”. E che richiedono precondizioni rigorose, tra le quali il fatto che azionisti e creditori siano i primi a subire perdite. “La banca deve inoltre essere solvente e i fondi statali non devono essere usati per coprire perdite in bilancio”, osserva il ministero tedesco mettendo in evidenza che “non ci deve essere alcun aggiramento delle regole” e che “azionisti e creditori subordinati dovrebbero essere i primi a essere chiamati in causa” per far fronte alle perdite.

Un messaggio inequivocabile che ricalca e approfondisce le dichiarazioni rilasciate martedì dal numero uno della Bundesbank al quotidiano Bild. E che arriva a poche ore da un durissimo editoriale della Frankfurter Allgemeine Zeitung a firma di  Tobias Piller, corrispondente economico dalla Penisola del quotidiano di Francoforte, città sede della Banca Centrale Europea. “Chi cede a troppe tentazioni alla fine paga caro”, è il punto centrale del commento. Che rimanda al rischio, secondo il quotidiano, sotteso agli aiuti di Stato: quello per cui da parte di chi viene soccorso ci sia la tentazione di “continuare a operare come ha fatto finora”. Cioè, si legge, “usare in modo spensierato i depositi dei clienti, i prestiti di chi ha comprato le sue obbligazioni e il capitale degli azionisti”. Un comportamento che, punta il dito l’editorialista, ha determinato l’accumularsi di circa 28 miliardi di crediti non recuperabili e di cui la banca deve ora liberarsi pena il soffocamento già in corso. E’ quel che accade “quando i manager contano sul fatto che lo Stato pagherà il conto”, sostiene Piller.

Ora però “i politici italiani hanno paura di applicare le nuove regole” europee sui salvataggi bancari, il bail in, in base alle quali in caso di crisi devono pagare azionisti e obbligazionisti senior. Questo perché, come è noto, “non solo gli investitori professionali, ma anche 40mila piccoli risparmiatori subirebbero perdite”. Si profila così “l’ira” degli italiani e, chiosa il corrispondente della Faz, “è senz’altro più facile bussare alle casse dello Stato“. Peccato che in questo modo, appunto, per Mps “rimanga immutata la tentazione di continuare a operare come prima”. E la scorciatoia avallata dal governo Gentiloni – Francoforte e Bruxelles permettendo – indurrà anche “le altre banche italiane colpite dalla crisi a non essere timide nel chiedere generosi aiuti pubblici”. Coperti “solo attraverso l’emissione di nuovo debito” da parte di un Paese che di debiti è già zavorrato. E chiamando così i contribuenti a pagare per la malagestione.

“Le garanzie europee rappresentate dal fondo Salva Stati Esm e dal programma di acquisto di titoli di Stato della Bce fanno sì che il governo non si faccia problemi nell’innalzare ancora un po’ il livello del debito, visto che questo non si traduce in reazioni negative sui mercati finanziari”. Insomma: la tentazione c’è e apparentemente, nel breve periodo, non ci sono conseguenze negative in vista. Ma il conto finale prima o poi arriverà, ribadisce Piller, e sarà salato.